E.D.O. - Osservatorio scientifico disastri ambientali, Venezia - IAES

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Hanno rubato centinaia di migliaia di euro, dicendo di voler istituire un osservatorio dei disastri ambientali a Venezia.

AGGIORNAMENTO: 22 Ottobre 2015
Fior condannato a 3 anni e Conta rinviato a giudizio.

Grazie alla rete di prestanomi e soci, che occultava l'effettiva destinazione dei soldi, Fior avrebbe arrecato un danno erariale alla Regione Veneto di ben 2,5 milioni di Euro e si sarebbe appropriato di circa un milione di euro di finanziamenti regionali, parte dei quali ottenuti tramite l'iniziativa fittizia per la costituzione dell'Osservatorio scientifico sui disastri ambientali dell'Accademia di scienze ambientali che fa capo all'ex giudice Antonino Abrami.

Il Mattino di Padova - di Giorgio Cecchetti

Bufera su Palazzo Balbi: il dirigente ancora in servizio dovrà risarcire la Regione con una provvisionale di 350 mila euro.
VENEZIA. Tre anni di reclusione al padovano Fabio Fior, un tempo al vertice della Tutela Ambiente della Regione Veneto; dieci mesi e 20 giorni all’architetto Maria Dei Svaldi, di Mogliano, e nove mesi e 10 giorni a Sebastiano Strano, di Saccolongo, complici di Fior e senza i quali l’ex dirigente regionale non avrebbe potuto portare a termine le sue malefatte. Rinviati a giudizio - il processo inizierà in Tribunale a Venezia il 20 gennaio 2016 - l’ex assessore all’Ambiente Giancarlo Conta (c’era un altro assessore imputato, Renato Chisso che però è uscito in precedenza dal processo patteggiando venti giorni che si sono aggiunti ai due anni e sei mesi di reclusione per la corruzione del Mose), l'imprenditore di Mogliano Gennaro Visciano, l'ex segretario all'Ambiente della Regione Roberto Casarin, gli ex presidenti del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva, e gli alti dirigenti del Consorzio Venezia Nuova Roberto Rosselli e Johann Stocker. L'unico ad essersela cavata è stato l’ex vice direttore del Consorzio Venezia Nuova grazie a proscioglimento con l’assoluzione per un reato e la prescrizione per un altro. Queste le decisioni prese ieri dal giudice veneziano Marta Paccagnella che di un procedimento ha dovuto farne tre, visto che Fior ha chiesto il rito abbreviato, ottenendo così uno sconto di un terzo sulla pena finale, Dei Svaldi e Strano hanno ottenuto il patteggiamento e gli altri, invece, sono stati mandati a processo.

Il magistrato ha sostanzialmente accolto le richieste del pubblico ministero veneziano Giorgio Gava, che aveva anche coordinato le indagini. La Regione Veneto si è costituita parte civile contro Fior con l’avvocato Sebastiano Tonon, che ha chiesto un risarcimento di 2,5 milioni di euro dal dirigente, ancora dipendente dell’amministrazione regionale.

Si tratta della somma totale dei finanziamenti che, grazie alle società affidate ad alcuni prestanome, Fior avrebbe ottenuto del tutto illegalmente, stando alle indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Venezia. Il giudice Paccagnella ha deciso che l’imputato dovrà risarcire i danni alla Regione, che pero' saranno liquidati dopo una causa civile. Ha, pero', imposto a Fior il pagamento di una provvisionale di ben 350 mila euro e dovrà anche pagare le spese sostenute per la costituzione di parte civile, liquidate con complessivi quattromila e 140 euro. Secondo l'accusa Fior e gli altri avrebbero costituito un consolidato sodalizio criminoso, utilizzando le società Sicea, Zem, Nec, Marte, ultimamente la Eco Environment. Il dirigente regionale avrebbe acquisito la maggioranza del capitale sociale e le avrebbe poi utilizzate "a fini di utilità privata". Grazie alla rete di prestanomi e soci, che occultava quelli reale, Fior si sarebbe appropriato di circa un milione di euro di finanziamenti regionali, tre episodi legati alla forestazione da realizzare nel comune di Sant'Urbano, quello per la costituzione dell'Osservatorio scientifico sui disastri ambientali dell'Accademia di scienze ambientali che fa capo all'ex giudice Antonino Abrami e, infine, il progetto di educazione ambientale ideato dalla veronese Magnifica fabbriceria.

L'ex assessore regionale Giancarlo Conta, invece, come il collega Chisso è indagato per abuso d'ufficio per aver procurato al Consorzio Venezia Nuova un profitto di 4 milioni di euro affidandogli appalti senza alcuna gara.

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Antonino Abrami, IEAS, SEJF, Venezia

Antonino Abrami, ex magistrato - noto per aver condannato Vittorio Sgarbi per truffa, quand'era Pretore a Venezia - e' il presidente della "Fondazione sovranazionale per la giustizia ambientale" (SEJF) - il nome e' già tutto un programma... - e' anche il fondatore e presidente vicario dell'"Accademia internazionale di scienze ambientali" (IAES) di Venezia, professore emerito dell'Universita' di Nova Gorica e responsabile per il coordinamento e lo sviluppo del "Centro per l'ambiente e i beni culturali, salute e giustizia"; e' il primo titolare della cattedra di diritto comunitario dell'ambiente per il "Jean Monnet Project" presso l'Università di Urbino ed e' l'autore di numerose pubblicazioni e dell'opera "Storia, scienza e diritto comunitario dell'ambiente".

Tutte le informazioni fin qui riportate su Antonino Abrami sono tratte dal materiale pubblicato su Internet dalle stesse organizzazioni a lui connesse, altra cosa, invece, sono le informazioni attinte da fonti istituzionali e da quelle relative alle indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Venezia.

Fabrizio Tamburini, IEAS, Venezia

Fabrizio Tamburini - noto per aver annunciato al mondo intero la colossale fandonia delle onde radio a forma di fusilli, dallo stesso chiamati fotoni ubriachi - e' adesso membro del nuovo Consiglio direttivo dell'Accademia internazionale di scienze ambientali (IAES), assieme allo stesso Abrami (Presidente), ed a Sasa Dobricic (Direttore generale IAES), Francesco Cartei, Michele Malindredos ed Ezio Tomiello.

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Dagli atti della Regione Veneto, apprendiamo che la stessa ha recentemente revocato l'assegnazione di fondi all'Accademia internazionale di scienze ambientali (IAES) di Venezia a causa dell'inadempienza contrattuale di quest'ultima. Non si e', pero', trattato di una semplice inadempienza, bensi' di una vera e propria truffa ai danni dello Stato.

La vicenda ha origini nel 2008.

L'Assessore alle Politiche dell'Ambiente, Arch. Giancarlo Conta, riferisce quanto segue: con D.G.R. n. 4065 del 30/12/2008, recante: "Interventi da finanziare con le quote derivanti dal trasferimento di competenze di cui al D. Lgs. 31 Marzo 1998, n. 112", la Giunta regionale ha ravvisato l'opportunità di destinare parte delle risorse assegnate dallo Stato ad attività di studio, sperimentazione, informazione e monitoraggio nel comparto ambientale nonché all'attuazione di particolari interventi nell'ambito della salvaguardia del territorio, da realizzarsi direttamente da parte della Regione stessa oppure attraverso altri enti o associazioni.

Nell'ambito delle suddette iniziative, compare il progetto "Realizzazione dell'Osservatorio scientifico sui disastri ambientali. Si propone di creare una banca dati con informazioni storico-politiche, tecniche, normative, amministrative, sanitarie, economiche e legali i cui dati, elaborati tramite la creazione di uno specifico software, siano fruibili dagli utenti pubblici, e possano essere utilizzati nei vari casi per indirizzare le decisioni degli Organi giudicanti e degli Stati in merito alle sanzioni di carattere penale, civile, amministrativo ed economico e per orientare gli interventi di organizzazione ed utilizzo delle risorse di risanamento e tutela del territorio e della salute umana".


I fondi messi a disposizione saranno impiegati per l'acquisto di attrezzature hardware e software., individuato al punto 3) del prospetto rappresentato in allegato al suddetto provvedimento, ad opera dell'Accademia Internazionale di Scienze Ambientali (IAES) in favore della quale e' stata assegnata la somma di Euro 300.000,00 a valere sul Capitolo n. 100069 del Bilancio Regionale per l'anno 2008, relativo ad "Attività connesse alla pianificazione degli interventi in materia ambientale (art. 73 del D.Lgs. n.112/98)".

Successivamente, nella
convenzione sottoscritta in data 19/03/2009, tra l'ing. Fabio Fior per conto ed in legale rappresentanza della Regione del Veneto con sede in Venezia, Dorsoduro 3901, codice fiscale 80007580279, nella sua qualita' di dirigente della Direzione regionale tutela ambiente e l'I.A.E.S., Accademia Internazionale di Scienze Ambientali (International Academy of Environmental Sciences) elett.te dom.ta presso l'ex Convento dei Servi di Maria, Campo della Chiesa 3, S. Elena 30122 Venezia - C.F. 90105480272 - nella persona del Direttore generale, nonche' legale Rappresentante dell'I.A.E.S., Avv. Eugenio Vassallo, sono state, tra l'altro, definite le modalita' di erogazione, prevedendo la possibilità di concedere anticipazioni sul contributo assegnato a fronte di adeguata e motivata richiesta.

Con nota trasmessa dalla I.A.E.S., il 30/03/2009 e successiva integrazione del 10/04/2009, veniva pertanto richiesta l'anticipazione di cui trattasi nella misura del 50% del contributo assegnato.


Con D.G.R. n. 4162 del 29 Dicembre 2009 veniva assegnata la somma di Euro 200.000,00 come anticipazione sul contributo assegnato per la realizzazione dell' "Osservatorio scientifico sui disastri ambientali".

Nel 2014, l'Amministrazione della Regione Veneto ha concluso per dichiarare inadempiente l'Accademia internazionale di scienze ambientali, di Venezia ed emesso un
decreto di revoca del contributo. (Decreto del Direttore della Sezione coordinamento attivita' operative n. 56 del 19 Agosto 2014)

Il 7 Ottobre 2014, Fabio Fior viene arrestato con le accuse di malversazione, peculato e abuso d'ufficio, apparentemente commesse nella sua veste di capo dell'Ufficio tutela ambiente della Regione Veneto, dal luglio 2002 all'agosto 2010 e di vicepresidente della Commissione tecnica regionale ambientale (C.T.R.A.) e della V.I.A. (Valutazione impatto ambientale).
Secondo la Procura, Fior ha un ruolo forte nell'Accademia internazionale di scienze ambientali, gestita assieme ad Antonino Abrami e gli oncologi Francesco e Giuseppe Cartei.
Incredibilmente, Fabio Fior durante lo svolgimento della sua funzione pubblica, rivestiva anche la carica di
Direttore generale del fantomatico E.D.O., l'Osservatorio per i disastri ambientali presso l'I.A.E.S. con la quale, egli stesso aveva stipulato la convenzione per conto della Regione Veneto!
Adesso, e' accusato pure di aver intascato parte del contributo regionale destinato alla realizzazione dell'Osservatorio. Osservatorio, che in realta' nessuno aveva mai avuto intenzione di realizzare ma che gli e' servito come pretesto per chiedere l'erogazione di contributi regionali.

Ciliegina sulla torta: Fabio Fior è stato anche docente presso l’ Università degli Studi di Padova, in qualità di “Cultore ed esperto nella materia ambientale”!

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Nel frattempo, Tamburini ed Abrami che non ci risulta vantino particolari conoscenze scientifiche in materia di chimica, stante alle recenti visure presso l'archivio telematico dell'Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, si sono resi congiuntamente autori del deposito di alcune istanze di concessione di brevetti industriali, ma solo per alcune sono riusciti ad ottenere le concessioni. Tralasciando la bonta' e l'originalita' di quanto brevettato, si fa notare, come gli stessi "inventori" abbiano subito ceduto i diritti di sfruttamento ad una societa' a responsabilita' limitata creata ad hoc, la SEGREGATION METAL SYSTEM S.r.l., con sede legale presso locali siti in un condominio al civico 64 di Via Andrea Doria - ROMA (RM) - 00192, di cui lo stesso Fabrizio Tamburini risulta essere socio fondatore.

Successivamente, la SEGREGATION METAL SYSTEM SRL ha iniziato a cercare di espandere la protezione commerciale della loro trovata anche a livello internazionale, depositando domande di brevetto sia presso lo USPTO che presso il WIPO. Queste operazioni sono abbastanza onerose e non riscontrando alcuna originalita' nell'oggetto delle domande di brevetto, anzi, rilevando un serio e fondato rischio di rigetto da parte dell' USPTO e del WIPO, ci sorge il legittimo sospetto che questi depositi siano finalizzati esclusivamente a buttare fumo negli occhi ed a creare dei presupposti atti a fungere da pezze d'appoggio per mosse successive... - A pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina!

Recentemente, sono maturati i temini per la pubblicazione della documentazione completa relativa alle domande di brevetto depositate dalla SEGREGATION METAL SYSTEM Srl presso lo
USPTO ed il WIPO.

Comparando la descrizione dell'oggetto sociale della "SEGREGATION OF METAL SYSTEM S.R.L." che, come da visura camerale, recita: "la Societa' ha per oggetto lo studio, la ricerca (anche in ambito universitario e post-universitario), lo sviluppo, la realizzazione e la commercializzazione di sistemi tecnologici di cattura dei metalli per la depurazione di acque, con applicazioni in acquicultura e/o in altri sistemi di disinquinamento (es. nel procedimento della pirolisi ovvero altri sistemi) per la tutela della salute dell'uomo, della madre terra e dei suoi ecosistemi. La Societa', per il raggiungimento dell'oggetto sociale, potra' compiere tutte le operazioni commerciali, industriali e immobiliari ed inoltre potra' compiere, in via non prevalente e del tutto accessoria e strumentale e comunque con espressa esclusione di qualsiasi attivita' svolta nei confronti del pubblico, operazioni finanziarie e mobiliari, concedere fidejussioni, avalli, cauzioni e garanzie in genere anche a favore di terzi nonche' assumere, solo a scopo di stabile investimento e non di collocamento, sia direttamente che indirettamente, partecipazioni in societa' italiane ed estere aventi oggetto analogo, affine o connesso al proprio", con le premesse fatte da Fabrizio Tamburini ed Antonino Abrami nelle domande di brevetto ed in particolare con le rivendicazioni fatte in quella depositata al WIPO : "It has thus been demonstrated that in current society for many years, there has been a need to find global systems that are applicable on a large scale to reduce the pollution of our planet's water and food.
A general purpose of the present invention is therefore to at least partially overcome the problems indicated above and/or to at least partially satisfy the quoted needs"
appare, ormai, chiaro i Signori in questione abbiano cercato di creare i presupposti per venir fuori con un'altra grandiosa "Tamburinata": l'elettrolisi come soluzione globale all'inquinamento.

Molto probabilmente, se non l'avessimo svelato noi, Tamburini ed i suoi associati, a breve, avrebbero proclamato di voler depurare la laguna veneta attraverso l'elettrolisi.

Questa volta, non si sarebbe trattato dell'ennesima colossale presa di un granchio, da parte di Tamburini & Co., ma di una trovata mediatica studiata a tavolino. Una vera e propria follia dal punto di vista attuativo, se non altro, per la quantita' di energia elettrica necessaria, che rispecchia lo stile de "la grande menzogna" ed avente tutt'altre finalita'...

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07.10.2014 - BLITZ DELLA GUARDIA DI FINANZA: ARRESTATO DIRIGENTE REGIONALE
Perquisizioni in tutto il Veneto. Arrestati anche due imprenditori. Fra gli indagati gli ex assessori Chisso e Conta.


Ancora la cricca: Regione Veneto-Magistrato alle Acque-Consorzio Venezia Nuova. Nuovi arresti.

Fabio Fior dirigente Regione Veneto arrestato
Fabio Fior, il dirigente della Regione Veneto arrestato

Alle 7,30 di questa mattina gli uomini della Guardia di Finanza si sono presentati a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale del Veneto, con un mandato di perquisizione. Sono poi stati sottoposti a sequestro conti correnti riconducibili a società coinvolte nelle indagini. Le investigazioni della guardia di finanza sono coordinate dalle procure della Repubblica di Venezia e Padova.

Una ventina gli indagati, fra cui anche nomi eccellenti della politica regionale.

I reati complessivamente contestati sono: associazione a delinquere finalizzata all'abuso d'ufficio e all'induzione indebita a dare o promettere utilità, peculato, malversazione a danno dello Stato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Fabio Fior (foto), 57 anni, di Noale ma residente a Padova, è il dirigente della Regione già a capo dell’Ufficio Tutela Ambientale della Regione Veneto.
Fior, dal primo ottobre 2013 al primo marzo 2014 era già stato sospeso per sei mesi dalla Regione per “incompatibilità” dopo che si era scoperto che aveva assunto un incarico di collaudatore per una ditta privata, la Mestrinaro di Zero Branco.

Le società di Fior hanno ricevuto appalti per telerilevamento delle discariche abusive del Veneto e di certificazione ambientale di otto Comuni rivieraschi del Garda, lavori finanziati con fondi regionali dell’assessorato all’ambiente, all’epoca dei fatti retto dagli assessori Giancarlo Conta prima e Renato Chisso poi. Giancarlo Conta e Renato Chisso risultano indagati per abuso d’ufficio.

I due si sarebbero appoggiati al Magistrato delle acque di Venezia per l’individuazione del soggetto esecutore. Il Magistrato alle acque avrebbe affidato l’incarico direttamente al Consorzio Venezia Nuova, aggirando la normativa sugli appalti.

Il Magistrato alle acque, all’epoca dei fatti era retto da Maria Giovanna Piva e poi da Patrizio Cuccioletta, ed ora entrambi risultano indagati per abuso d’ufficio (tutti e due comunque già sottoposti ad arresto nell’ambito dell’inchiesta Mose, così come Chisso ndr).

Attraverso il Consorzio Venezia Nuova, i lavori del telerilevamento per 2,5 milioni di Euro sono stati assegnati alla società Marte srl, secondo la Procura riconducibile a Fabio Fior e al suo gruppo.

L’operazione denominata “Buondì”, ha impegnato circa 200 finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Venezia i quali nella stessa giornata hanno effettuato una cinquantina di perquisizioni nel Veneto ed in Emilia-Romagna ed eseguito tre ordinanze cautelari (di cui una agli arresti domiciliari e due obblighi di dimora), nei confronti di Fabio Fior, dirigente della Regione Veneto (ai domiciliari), Sebastiano Strano, imprenditore nel settore ambientale e Maria Dei Svaldi, imprenditrice (entrambi agli obblighi di dimora). Sono stati inoltre eseguiti numerosi sequestri di conti correnti nei confronti di diverse società coinvolte nelle indagini. Le indagini della Guardia di Finanza di Venezia, coordinate dai Sost.ti Proc.ri della Rep.ca, dott.ri Giorgio Gava di Venezia e Sergio Dini di Padova, traggono origine da un approfondimento informativo a seguito di un controllo incrociato ai fini tributari nel settore dei materiali ferrosi effettuato nel 2011 da militari del nucleo di Polizia tributaria di Venezia negli Uffici della Regione Veneto. Dalle indagini e' emersa la figura di Fabio Fior, che assommava su di se molteplici incarichi nella procedura per il rilascio delle autorizzazioni di intervento ambientale concernenti le aree per la concentrazione dei rifiuti: era membro della commissione VIA (Valutazione impatto ambientale) e della Commissione tecnica regionale all’Ambiente. Le indagini dei finanzieri hanno evidenziato come Fior, conoscendo l’iter delle varie pratiche, riusciva a farsi nominare collaudatore delle opere, in alcuni casi dichiarando falsamente di non avere incompatibilita' con tale incarico e, in altri casi, omettendo del tutto di richiedere l’autorizzazione all’incarico alla Regione Veneto.
Sotto le lenti degli investigatori anche le modalità di nomina delle societa' che per legge dovevano fungere da terzi controllori indipendenti: le indagini indicano che tali societa' sarebbero riconducibili a Fior attraverso una fiduciaria svizzera, gestita dal commercialista Gionata Sergio Molteni, indagato. La fiduciaria svizzera possedeva altresì le quote di altre società coinvolte nel giro dei terzi controllori indipendenti e riconducibili ad altri sodali di Fior, identificati in Maria Dei Svaldi e Sebastiano Strano. Tali società potevano contare su modalità agevolate di assegnazione dei contratti di controllo, grazie al lavoro di Fior in seno agli organismi competenti della Regione Veneto: in questo modo sarebbero stati acquisiti notevoli profitti che difficilmente sarebbero stati conseguibili in una situazione di "libero mercato".


Sono stati monitorati, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, molteplici viaggi dallItalia alla Svizzera degli indagati che comproverebbero, grazie anche agli accertamenti bancari effettuati dalle Fiamme Gialle, uningente fuga di capitali illeciti. In una prima fase delle indagini sono anche state contestate amministrativamente le omesse comunicazioni agli organismi competenti degli avvenuti collaudi da parte dei committenti: cio' ha permesso allErario di recuperare 1.985.683,54 euro per mancata comunicazione dei compensi e per conferimenti di collaudi senza autorizzazione; a fronte di tale attivita' la Regione Veneto ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti di Fabio Fior che è stato sospeso per sei mesi dal proprio ufficio dal 01.10.2013 al 31.03.2014.
I reati contestati sono: peculato, malversazione a danno dello Stato; abuso dufficio; falsita' ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Anche questindagine ha evidenziato il coinvolgimento di soggetti gia' resisi protagonisti della maxi-operazione nei confronti della "cricca del Mose".
Le societa' di Fabio Fior hanno ricevuto in affidamento diretto lesecuzione dei lavori di telerilevamento delle discariche abusive presenti sul territorio regionale e di certificazione ambientale di otto comuni rivieraschi del Garda, lavori finanziati con fondi regionali dellassessorato allAmbiente (retto allepoca dei fatti dagli assessori Giancarlo Conta prima e Renato Chisso poi, entrambi indagati per abuso dufficio) e assegnati al Magistrato alle Acque di Venezia per lindividuazione del soggetto esecutore. Il Magistrato alle Acque (ufficio retto allepoca da Maria Giovanna Piva e, successivamente, da Patrizio Cuccioletta, entrambi indagati per abuso dufficio) ha affidato lincarico direttamente al Consorzio Venezia Nuova, aggirando la normativa sugli appalti. Attraverso la complicita' di un Funzionario responsabile del Servizio informativo del Consorzio Venezia Nuova, Roberto Rosselli (indagato per abuso dufficio), i lavori di telerilevamento per complessivi 2,5 milioni di euro sono stati assegnati alla società Marte s.r.l., riconducibile a Fabio Fior e ai suoi sodali, della quale Sonia Silvestri (nata a Padova 11.01.1972 e residente in via Zambon de Pauli n.10) e' l'Amministratrice delegata ed e' accusata di concorso in abuso d'ufficio. È indagata a piede libero.

La Regione Veneto non ha invece sborsato il denaro relativo alla certificazione ambientale dei Comuni rivieraschi del Garda perche' le societa' riconducibili a Fabio Fior non hanno fornito sufficiente documentazione giustificativa delle spese sostenute.
Fabio Fior ha operato fraudolentemente anche nel progetto di forestazione della discarica di SantUrbano (Padova): prendendo spunto dal Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ha creato i presupposti per listituzione di un fondo pubblico regionale, alimentato da parte della tassa sui rifiuti di alcuni Comuni limitrofi alla discarica, che avrebbe dovuto essere gestito direttamente dal Comune di SantUrbano. Il denaro del fondo e' stato, però, attribuito - attraverso un incarico fatto avere direttamente alla societa' Green Project srl, creata ad hoc e riconducibile allo stesso Fior, che ha ricevuto complessivamente Euro 5.000.000,00 in virtu' di una convenzione con le amministrazioni locali. In particolare col Comune di SantUrbano: le opere di forestazione sono iniziate e subito abbandonate e, a fronte di cio', la Regione Veneto - cooperando di fatto con le Fiamme Gialle di Venezia - ha aperto un contenzioso con la Green Project, tuttora in corso, ottenendo la restituzione di oltre 3 milioni di fondi indebitamente percepiti.


Cosi' Fabio Fior faceva arrivare ai suoi uomini di fiducia i progetti finanziati
FABIO FIOR - Nato il 15 aprile del 1957 a Noale (Venezia), abita a Padova in via Girolamo dal Santo 8. È accusato di abuso d'ufficio e peculato. Dal 5 luglio del 2002 al 23 agosto del 2010 è stato dirigente generale della Direzione tutela ambiente della Regione. Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza sarebbe stato però anche socio occulto delle società Green Project, Zem srl e Eos Group. Da ieri mattina è agli arresti domiciliari.
SEBASTIANO STRANO - Imprenditore, nato il 6 novembre del 1962 a Battaglia Terme, è residente a Saccolongo in via Gorizia 18. Amministratore unico della Sicea srl è attualmente presidente del consiglio di amministrazione della Eos Group di via Pullè. È anche nel consiglio della Green Project. Accusato di concorso in abuso d'ufficio, per la vicenda legata alla creazione della foresta a Sant'Urbano. Ha l'obbligo di dimora.
DIONISIO FIOCCO - Ex sindaco di Sant'Urbano, dove è nato il 2 febbraio del 1965 e risiede in via Valgrande 128, è accusato di concorso in abuso d'ufficio e peculato per l'intesa firmata con la Green Project e per l'appropriazione di parte dei soldi pubblici destinati alla creazione della foresta per coprire i buchi di bilancio della Solaris, la società fondata dai Comuni di Sant'Urbano e Piacenza d'Adige per operare nel settore delle energie rinnovabili.
LUCIO GIORIO - Ex sindaco di Piacenza d'Adige, dove risulta residente in via Badia 549 ma di fatto è domiciliato a Bolzano, è accusato di concorso in peculato per gli stessi fatti di Fiocco.
SIMONE PASQUALI - Nato a Camposampiero il 12 settembre del 1970, residente a San Giorgio delle Pertiche in via Cocche 9, è accusato di concorso in abuso d'ufficio nella sua veste di amministratore della Solaris, per la vicenda legata alla creazione della foresta a Sant'Urbano.
SONIA SILVESTRI - Nata a Padova l'11 gennaio del 1972, è residente in via Zambon de Pauli 10 ed è accusata di concorso in abuso d'ufficio come socia e amministratrice della Marte srl, società coinvolta da Fabio Fior per la realizzazione, senza alcuna gara, del progetto per il monitoraggio del territorio. È indagata a piede libero.


«Chisso, Fior e la cupola del business discariche»
«Durante lo svolgimento delle attività della commissione... ho potuto constatare che l'ingegnere Fior, la dottoressa Laura Salvatore e il dottor Enzo Casarin, quest'ultimo in qualità di segretario particolare per l'assessore Renato Chisso, costituivano un sodalizio in grado di poter condizionare l'iter e il destino delle pratiche destinate alla commissione Via (Valutazione impatto ambientale)»: Gianni Dal Moro è membro della commissione fra il 2000 e il 2005. Il 9 novembre 2011 davanti agli investigatori della Guardia di Finanza racconta la "cupola" che decide i destini di progetti e operazioni del settore: Salvatore è una dirigente regionale come Casarin, ex sindaco socialista di Martellago, fedelissimo di Chisso; Fabio Fior è (l'allora) responsabile della Direzione tutela ambiente della Regione (dal 5 luglio 2002 al 23 agosto 2010). Ufficialmente un burocrate al vertice dell'apparato regionale, in realta' un imprenditore, che fa e disfa società come Nord Est Controlli (Nec) srl, Zem Italia srl, Sicea srl, Eos Group srl, Marte srl. Così nel ruolo di dipendente pubblico controlla, scarta, mette i bastoni fra le ruote o promuove; nella veste di imprenditore acquisisce lavori (senza gare d'appalto) salvo poi intascarsi i soldi regionali.
Intercettazioni. Il 31 luglio 2013 Fior dice a Maria Dei Svaldi di Mogliano (socia e indagata con obbligo di dimora): «Ho inventato io Ansac..., ti ho detto di portarla avanti tu... Però a questo punto bisogna che anche io capisca se questa cosa qui conviene o no». In realtà lei non è troppo contenta del modo di porsi di Fior. E con un amico si sfoga: «Fabio fa il furbo... Quando è con me dice una cosa, quando è con Sebastiano (Strano, imprenditore di Battaglia con obbligo di dimora, nel cda di Eos e Green Project, amministratore unico di Sicea) ne dice un'altra... Siccome lui è il sior parun, pensa che io sia la sua proprietà al 100%... Gli dirò Fabio cosa è che vuoi da me... Non sono in esclusiva per la Eos». Ma è Fior che tiene le redini del potere, il controllo in Regione (sia amministrativo che sull'erogazione di danaro) e il controllo nelle società. È il capo assoluto tanto che Sebastiano Strano, parlando con Gennaro Visciano (amministratore di Zem Italia), dice di aver fatto presente a Fior che deve decidere se Dei Svaldi deve continuare ad avere un'auto aziendale. È ancora Fior a decidere l'organizzazione delle ditte (Eos): «Dopo il periodo di crisi c'è la necessità di ridurre i costi» ammette lui stesso. Ed è sempre Fior a stabilire perfino quale macchina aziendale comprare: «Non deve essere di grande immagine che dia nell'occhio». Eppure nelle conversazioni telefoniche tra i soci è citato con il soprannome di "Molteni" oppure di "mister" o "mister X", mentre "Gionata" è il commercialista. È Dei Svaldi che, in una telefonata, lamenta di dover consegnare la macchina al "mister", poi il suo interlocutore osserva: «La cosa è un po' avventata perché se la macchina è intestata a Eos e la polizia ferma il Fior, risulta che lui sta guidando un'auto di questa società». Socio occulto. Formalmente, però, Fior resta nell'ombra grazie all'operato del commercialista di Mestre Sergio Gionata Molteni. Attraverso varie società fiduciarie e Eco Environment spa (con sede a Lugano), Fior ha acquisito la titolarità del capitale sociale di Sicea, Zem e Nec (Nord Est Controlli) poi fuse in Eos Group, di Marte e di Ansac. Tuttavia è il commercialista che risulta procuratore in Italia di Eco Environment in modo da mascherare la reale proprietà delle ditte. Il professionista è pure il regista contabile per trasferire all'estero i profitti del sodalizio criminoso, milioni di euro incassati dal "pubblico". Non a caso il 10 luglio 2013 Molteni viene promosso legale rappresentante di Eos Group. Ma gli errori si pagano: Molteni con Fior, Strano, Dei Svaldi e altri soci sono indagati per associazione a delinquere finalizzata all'abuso d'ufficio e all'induzione indebita a dare o promettere utilità, nuova versione del vecchio reato di concussione dal 2012. Con un'amica, Dei Svaldi parla della fusione delle tre ditte in Eos: «... Il tipo (Fior) si era fatto tre società e chissà quante altre... lui non può comparire"». E sempre la donna racconta di aver detto a Piergiorgio Baita del Gruppo Mantovani (la fonte dell'inchiesta sul Mose) che Eos era riferibile a lei. Tanta ingegneria contabile, poi basta una banale imprudenza dell'ingegnere Fior quando contatta l'officina Zambelli gomme di Padova per sostituire le gomme della sua Audi 6: dichiara che la vettura è di proprietà di Eos. (Blundering crooks!)

Hanno preferito tacere, sia Fabio Fior, il dirigente regionale della Tutela e Ambiente, sia gli imprenditori Sebastiano Strano e Maria Dei Svaldi. Sono comparsi davanti al giudice veneziano Roberta Marchiori ieri mattina, difesi rispettivamente dagli avvocati Rosario Greco di Bari, Francesco Schioppa di Venezia e Anna Desiderio di Padova, e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, una possibilità che il codice concede a tutti gli indagati, non è escluso che lette le carte che l'accusa ha raccolto e ha contestato vogliano in seguito parlare, spiegare. Il primo è agli arresti domiciliari nella sua casa di Padova, in via del Santo, gli altri due hanno l'obbligo di dimora nei comuni di residenza, rispettivamente Saccolongo e Mogliano Veneto. Stando al pubblico ministero Giorgio Gava, che ha coordinato le indagini dei finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria lagunare, doveva esserci una quarta persona raggiunta dal provvedimento, il commercialista mestrino con studio in viale Ancona Gionata Sergio Molteni, ma il giudice delle indagini preliminari ha sostenuto nelle 117 pagine della sua ordinanza di custodia cautelare che non c'erano nei suoi confronti elementi sufficienti. O, meglio, il magistrato non ha rilevato che esistessero elementi sufficienti per il reato contestato, l'associazione a delinquere finalizzata al peculato, all'abuso d'ufficio e alla malversazione, un'accusa che il rappresentante della Procura contesta anche all'architetto Dei Svaldi, al commercialista Molteni, agli imprenditori Gennaro Visciano, Sonia Silvestri e a Strano. Secondo l'accusa, Fior e gli altri avrebbero costituito un consolidato sodalizio criminoso, utilizzando le società Sicea, Zem, Nec, Marte, ultimamente la Eco Environment. Il dirigente regionale avrebbe acquisito la maggioranza del capitale sociale e le avrebbe poi utilizzate «a fini di utilità privata». Grazie alla rete di prestanomi e soci, che occultava quello reale, Fior si sarebbe appropriato di circa un milione di euro di finanziamenti regionali, tre episodi legati alla forestazione da realizzare nel comune di Sant'Urbano, quello per la costituzione dell'Osservatorio scientifico sui disastri ambientali dell'Accademia di scienze ambientali che fa capo all'ex giudice Antonino Abrami e, infine, il progetto di educazione ambientale ideato dalla veronese Magnifica fabbriceria.

SACCOLONGO. Sebastiano Strano, il braccio destro di Fior
La moglie: le colpe, vanno cercate altrove
Sebastiano Strano ha accompagnato i finanzieri a prelevare dei documenti nella ditta e ha consegnato anche il computer che aveva in casa. Sebastiano Strano, 51 anni, nato a Battaglia, ma residente a Saccolongo con la famiglia, consulente ambientale, ha trascorso la mattinata a collaborare con le forze dell'ordine e nel pomeriggio ha incontrato il suo avvocato. Non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Dal 2008 Strano, stando alle indagini, sarebbe il presidente del cda della Eos Group, in cui è stata incorporata la Sicea, di cui era il legale rappresentante. È anche membro del cda della Green project, fondata nel 2005 insieme a Maria Dei Svaldi e Gennaro Visciano, coinvolti nell'inchiesta. Anche lui quindi è indagato per induzione indebita a dare o promettere utilità in concorso: gli si contesta di essere il braccio operativo di Fabio Fior, avendogli consentito di strumentalizzare le società a lui formalmente riferibili per le sue finalità illecite. Insieme a Fior e a Roberto Rosselli avrebbe realizzato un progetto di monitoraggio del territorio regionale con telerilevamento, affidando gli incarichi alle società Sicea e Eos di cui faceva parte. «Ci auguriamo si risolva tutto in fretta» dichiara la moglie di Strano «e che il provvedimento dell'obbligo di dimora sia una misura cautelare finalizzata esclusivamente all'acquisizione della documentazione societaria. Mio marito nella società ha ruoli marginali: se ci sono delle responsabilità, credo siano ad altri livelli»

«Ho paura, Fior andrà a finire in galera»
«Devi ringraziare Dio se ce la caviamo, Fabio ha una barca di 18 metri, se questi parlano e lo sputtanano va a finire in galera». È preoccupata Maria Dei Svaldi, mentre a fine luglio 2013 parla con la mamma. Non sa che nella sua auto c'è una microspia che intercetta le telefonate: l'architetta veneziana, da ieri agli arresti con l'obbligo di dimora come l'imprenditore Sebastiano Strano, sapeva benissimo che Fabio Fior rischiava le manette. Lei pensava di uscirne indenne, invece è finita nella lista dei 20 indagati della nuova clamorosa inchiesta che ha messo a soqquadro il settore ambiente della Regione: a palazzo Balbi appena hanno capito gli intrallazzi di Fior lo hanno trasferito a Fusina. Ma era troppo tardi. L'ordinanza. Il gip Roberta Marchiori apre un filone nuovo, legato al business della ricomposizione ambientale delle aree utilizzate come discariche. E diventa un ciclone per i sindaci e gli ex assessori regionali all'Ambiente Renato Chisso e Giancarlo Conta, che dovranno rendere conto delle delibere con cui hanno approvato i progetti. Chisso, che dal 4 giugno e' in carcere per lo scandalo delle tangenti del Mose, si trova ora nei guai anche per l'accordo di programma fra Regione, Magistrato alle acque e consorzio Venezia Nuova per il servizio di monitoraggio ambientale con il telerilevamento: una spesa da 1 milione e rotti di euro. I sequestri. Come per il Mose, sono partiti i sequestri preventivi dei conti correnti di quattro società: Eos Group, Green project, Eco Environment, Stc 2000 e di tutti i beni intestati a Fabio Fior sul cui conto corrente sono depositati 469.962,40 euro. L'impero Eos e il ruolo di Fior. Con il suo ruolo di dirigente in Regione, Fior ha fatto affidare a Zem Italia, Sicea, Nec ed Eos incarichi per il monitoraggio del trattamento dei rifiuti, la Eos Group, scrive il gip Roberta Marchiori nella sua ordinanza, «controlla» la metà degli impianti della provincia di Verona, tutti gli impianti del Rodigino, il 65% delle discariche del Veneziano e il 40% di quelle del Trevigiano». Un «dominio» che dura fino a quando Fabio Fior viene trasferito al settore Energia e allora iniziano le preoccupazioni, come emerge sempre da una telefonata di Maria Dei Saldi con un certo Federico: è stata cancellata la figura del terzo controllore e «gli amici che prima avevamo in Regione adesso non ci sono più. Fior ci dà una mano, Giuliano ci dà una mano», ma il vento è cambiato. I legami con il Mose. A chi poteva essere affidato se non al Consorzio Venezia Nuova il telerilevamento ambientale? Nessun dubbio quando nel 2003 Renato Chisso decide di affidare l'incarico al gruppo di imprese e professionisti del Mose: con due delibere si stanziano prima 509 mila euro e poi altri 581 mila per realizzare progettazioni sperimentali per la salvaguardia ambientale di Venezia e della laguna. Come non bastassero i 5 miliardi di euro stanziati dal Governo con il Cipe, a palazzo Balbi si trova il modo di dare un'altra manciata di soldi a Mazzacurati e a Baita, allora entrambi in cabina di regia. Il telerilevamento si allarga fino al lago di Garda ma ciò che contesta la magistratura è l'assenza di una gara per l'assegnazione del progetto su una somma così rilevante per poi scoprire che i protagionisti della vicenda sono Fabio Fior, allora uomo di fiducia di Chisso, e Roberto Rosselli, dirigente del Cvn. Nell'ordinanza ci cita l'interrogatorio di Piergiorgio Baita del 5 novembre 2013: «Il Cvn quando non opera in concessione e si avvale di terzi deve fare delle gare» e quindi con queste procedure si «è procurato un rilevante vantaggio patrimoniale al Cvn, alla Zem, alla Sicea, alla Stc 2000 e alla Eos e poi alla Nord est controlli».

Ma le modalità di fare business con l’ambiente erano infinite: una società riconducibile al dirigente regionale, Fabio Fior, è riuscita ad ottenere la gestione di un fondo pubblico per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica finanziato con parte della tassa sui rifiuti. La società avrebbe dovuto provvedere alla forestazione del terreno di una discarica di un paese del padovano. I lavori di forestazione, iniziati e subito abbandonati, hanno procurato una serie di contenziosi con la Regione. Fabio Fior con il cambio di amministrazione regionale aveva perso negli ultimi anni un po’ del suo potere. Ma il sistema che ha alimentato il malaffare in Veneto sembra lontano dall’essere smantellato: ancor oggi, come ha denunciato l’Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente Veneto, molti dei componenti della commissione regionale di valutazione d’impatto ambientale “hanno interessi rilevanti in progetti che vengono presi in esame dalla commissione” denuncia Luigi Lazzaro presidente di Legambiente Veneto.

4 Marzo 2015 - Consulenze, «il "super manager" della Regione paghi 600 mila euro»

VENEZIA - Un conto da oltre 600.000,00 Euro. Lo chiede la Procura contabile del Veneto allingegner Fabio Fior, il dirigente regionale coinvolto nello scandalo per la "cricca dei rifiuti". Così, mentre le inchieste penali si stanno chiudendo, arriva anche questo atto di citazione dei magistrati contabili che si concentra sulle consulenze esterne - per lo piu' collaudi - eseguite dallingegnere nel corso degli anni senza la preventiva autorizzazione della Regione Veneto di cui era dipendente.

Da qui l'obbligo della restituzione delle somme percepite per le prestazioni extra ufficio non autorizzate.

Fabio Fior, è un ingegnere originario di Noale (Ve) finito agli arresti nellambito dell'inchiesta Buondi'. Da anni in Regione, dopo la laurea all'universita' di Catania, nel 1988, aveva fatto carriera nel settore ambiente, diventando dirigente del Servizio rifiuti nel 1997 e poi direttore generale della Tutela dellambiente della Regione Veneto. Vice presidente della Commissione tecnica regionale ambiente per 8 anni, poi n. 2 della Commissione regionale V.I.A.: nel 2007 fu nominato dalla Giunta Galan a capo della Commissione per la riattivazione dell'inceneritore di Cà del Bue, nel Veronese. Poi fu chiamato dalla Presidenza del Consiglio come «consulente esperto della soluzione dei problemi di smaltimento dei rifiuti di Napoli e della Campania», nel pool allestito dall'allora capo della protezione civile Guido Bertolaso. Ha tenuto anche alcune lezioni all'università di Padova, e' stato consulente per i Tribunali di Venezia e di Trento e anche per il Ministero dell'ambiente albanese.

8, Ottobre 2014 - SOCI OCCULTI, soldi all'estero e spunta il nome di GIANCARLO GALAN
«Dalle indagini emerge che Fabio Fior ha messo a segno nel corso di un esteso arco temporale, con il contributo di Sebastiano Strano e Maria Dei Svaldi, plurime condotte illecite strumentalizzando la funzione pubblica per il perseguimento di finalità privatistiche e di cospicui vantaggi economici». Lo scrive il giudice per le indagini preliminari di venezia, Roberta Marchiori, nell'ordinanza di custodia cautelare, lunga 117 pagine, con cui ha imposto gli arresti domiciliari a Fior, ex dirigente regionale all'Ambiente e l'obbligo di dimora ai due imprenditori della Green Project. Tutti sono accusati di peculato (per essersi appropriati di oltre due milioni di euro relativi ad interventi di riforestazione effettuati solo in piccola parte a Sant'Urbano, in provincia di Padova); Fior anche di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in relazione ad una dichiarazione con la quale, su sua pressione, il segretario dell'assessore all'Ambiente, Paolo Zecchinelli, attestò che il dirigente aveva chiesto l'autorizzazione a svolgere alcuni collaudi, cosa che invece non sarebbe avvenuta.

SOLDI IN SVIZZERA - La misura cautelare è stata concessa per «il concreto pericolo di inquinamento probatorio»: il gip sottolineana come Fior, dopo le contestazioni disciplinari (fu sospeso per sei mesi lo scorso anno) «si è immediatemente attivato per "fabbricare" atti falsi tesi ad accreditare la regolarità del suo operato... e ha inoltre verosimilmante provveduto a "collocare" in territorio svizzero i profitti accumulati».

ARRESTI NEGATI - Il pm Giorgio Gava aveva chiesto misure cautelari più pesanti nei confronti dei tre, sollecitando l'arresto anche di altri due indagati. Il gip Marchiori ha invece ridimensionato il quadro accusatorio, ritenendo sufficienti domiciliari e obbligo di dimora e sostenendo che non vi sono sufficienti elementi probatori in relazione ad alcuni dei 37 capi d'imputazione contestati dalla Procura: tra questi figurano l'ipotesi di associazione per delinquere e concussione per induzione, per i quali non è quindi stata concessa ordinanza di custodia cautelare. Parte dei reati sono stati commessi a Padova e gli atti saranno trasferiti nei prossimi giorni alla locale Procura.

GALAN - A pagina 77 dell'ordinanza, nel capitolo dedicato alle presunte false fatturazioni per giustificare i fondi ricevuti dalla Regione per l'intervento di riforestazione, spunta anche il nome di Giancarlo Galan (presidente della Regione Veneto). A farlo, in un colloquio intercettato (e riassunto in un brogliaccio della Finanza) è l'imprenditore Sebastiano Strano, mentre parla con Dionisio Fiocco, sindaco di Sant'Urbano: «Strano dice che sono convinti (non dice chi) che la Regione ha messo i fondi, li ha dati a lui che li ha girati a Fiocco tramite Solaris o chissà come e che Fiocco li ha poi restituiti a Galan». La Finanza sta effettuando accertamenti per capire se il riferimento sia effettivamente all'ex Governatore o se Strano usasse il nome di Galan per intendere l'Ente da lui presieduto.

CHISSO E CONTA - La Procura attribuisce ai due assessori regionali all'Ambiente, Renato Chisso e Giancarlo Conta (solo indagati), un ruolo decisivo nella seconda vicenda finita sotto accusa, quella relativa al "Sistema informativo" che la Regione ha affidato al Consorzio Venezia Nuova, senza alcuna gara, in asserita violazione delle legge. Il gip ritiene fondata l'ipotesi di «un'unitaria, articolata manovra illecita posta in essere per finalità privatistiche». A godere di un ingiusto vantaggio patrimoniale sarebbero stati il Cvn e varie altre società, ma anche Fabio Fior. Nell'ordinanza tutte le contestate ipotesi di abuso d'ufficio sono state ritenute fondate, ma per questo reato non è stata emessa misura cautelare.

SOCIO OCCULTO - Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, con la collaborazione dei Carabinieri del Noe, hanno evidenziato che Fior ha agito come "socio occulto" di numerose società che operavano nel settore ambientale (oltre a Green Projetc, anche Zem Italia, Nord est controlli, Sicea, Eos, Eco Environment, Marte e Ansac), sia mentre rivestiva l'incarico di dirigente del settore Ambiente della Regione, sia nel periodo successivo. A confermarlo sarebbero i servizi di osservazione e le numerose intercettazioni: sono migliaia le telefonate da lui fatte con i formali aministratori di quelle società, o le visite nelle loro sedi. Un numero tale di chiamate e di incontri che non possono «trovare giustificazione in motivi istituzionali», scrive il gip.

ROYALTIES - Il ruolo dominante di Fior emerge dalle intercettazioni: è il dirigente regionale, ad esempio, a suggerire a Strano e Dei Svaldi di togliere dal mercato la società Eos, troppo esposta in quanto diventata quasi monopolista, proponendo di suddividere i suoi lavori tra altre società, riconoscendogli delle royalties.

I SEQUESTRI - Il gip ha "congelato" i conti correnti delle società coinvolte nell'inchiesta, finalizzata ad una futura eventuale confisca: si tratta di Eos Group srl, Green Porject srl, Eco Environment Sa e Stc 200 sas. Nessun sequestro è stato concesso invece per i conti correnti di Fior.

Galan con la moglie a Villa Rodella
Giancarlo Galan, ex presidente Regione Veneto arrestato

Tangenti Mose, Galan patteggia e va ai domiciliari
L’ex governatore ed ex ministro ha raggiunto l’accordo con la Procura per una pena di due anni e 10 mesi e una confisca di 2 milioni 600 mila euro. Andrà ai domiciliari nella sua villa di Cinto Euganeo. Gli avvocati: "Abbiamo accettato l'inaccettabile per evitare il carcere, dove è dimagrito di 22 chili"
VENEZIA. Via libera agli arresti domiciliari per Giancarlo Galan, che è stato scarcerato.
L'OK all'accordo per il patteggiamento tra legali della difesa dell'ex governatore e procura è arrivato dal gip di Venezia, che in mattinata ha firmato il provvedimento di scarcerazione.
Ad attendere Galan fuori dal carcere di Opera (nel Milanese) c'è la moglie Sandra Persegato, che lo accompagnerà nella villa di Cinto Euganeo.
I legali annunciano che l'ex governatore chiederà l'affidamento ai servizi sociali.
Tornato a casa poco prima delle 17. E' tornato nella sua villa di Cinto Euganeo a bordo di un SUV, seguito da un'altra macchina con a bordo la moglie Sandra Persegato.
L'ex governatore è arrivato a Padova attorno alle 17. A casa il primo abbraccio è stato per la figlioletta di 7 anni che non vedeva dallo scorso 22 luglio.

Gli avvocati di Galan: "Accettato l'inaccettabile per evitare il carcere". Giancarlo Galan «ha accettato l’inaccettabile perchè non ce la faceva più a rimanere imprigionato». A sottolinearlo il collegio difensivo dell’ex presidente della Regione Veneto, composto dagli avvocati Franchini e Ghedini, che hanno comunque precisato come Galan abbia «ribadito ai propri difensori e nella istanza di patteggiamento la propria innocenza, con particolare insistito riguardo alla pretesa dazione di un milione all’anno rinveniente dalle dichiarazioni di Mazzacurati, le cui reali condizioni di salute, recentemente emerse, gettano una luce inquietante sulle dichiarazioni di 8 mesi or sono, particolarmente confuse e contraddittorie».

La decisione dell’ex presidente del Veneto ed ex ministro è arrivata «dopo sofferta riflessione» e «solo per la difficoltà di proseguire lo stato di carcerazione e per poter riabbracciare la propria famiglia con particolare riferimento alla piccola Margherita». Il patteggiamento, arrivato anche «in considerazione delle gravi condizioni generali del proprio cliente, ristretto nel Carcere di Opera dal 22 luglio, ove ha subito un calo ponderale di ben 22 chili, presentando altresì spunti depressivi sì da determinare la necessità di visita psichiatrica ed innanzi alla sicura prospettiva della richiesta di giudizio immediato che avrebbe provocato una ulteriore protrazione della custodia cautelare in carcere per ulteriori sei mesi per poter processare Giancarlo Galan come detenuto», prevede la prescrizione per tutti i reati fino al 22 luglio 2008, 2 anni e mesi 10 per i residui reati contestati, confisca per il valore di 2.600.000 euro sulla casa di Cinto Euganeo rispetto ad un sequestro disposto per 4,85 milioni.

«Il Collegio di difesa osserva amareggiato che ancora una volta il carcere preventivo produce danni, a volte irreversibili, su persone non ancora giudicate e auspica che il Legislatore intervenga ancora una volta per delimitare in maniera drastica questo istituto la cui applicazione pratica e giurisprudenziale suscita sempre maggiori riserve e critiche: un uomo sottoposto a processo non può serenamente decidere il proprio futuro processuale e la propria vita futura in una condizione di soggezione che deriva dalla privazione della libertà personale per lunghi periodi senza potersi difendere in stato di libertà», conclude la nota dei due legali.

Il patteggiamento dell'ex governatore. Giancarlo Galan, l’indagato eccellente dell’inchiesta Tangenti Mose, viene a patti con la Procura, accordandosi per una pena a due anni e 10 mesi di reclusione e ben 2 milioni e 600 mila euro da dare all’Erario, chiudendo così i conti con i pm Ancilotto, Buccini e Tonini che lo accusano di essere stato per anni a libro paga del Consorzio Venezia Nuova (con uno “stipendio” da un milione l’anno, più due tangenti per sbloccare i progetti del Mose), di aver avuto i restauri milionari della propria villa pagati dalla Mantovani, come pure le azioni di quell’Adria infrastrutture interessata a project financing regionali, che come governatore veneto avrebbe potuto favorire.

Alla fine, l’ex presidente della Regione Giancarlo Galan ha capitolato e dopo tre mesi di carcere, davanti alla prospettiva di restarvi ancora a lungo in attesa del processo immediato che la Procura era intenzionata a chiedere - bloccando così i termini della custodia cautelare - ha chiesto di patteggiare, come hanno già fatto i due terzi dei 35 indagati dell’inchiesta, finiti in carcere o ai domiciliari. E se è certamente vero che un patteggiamento non è - codice alla mano - un’ammissione di colpevolezza,è pur vero che sinora si contano sulle dita di due mani gli indagati disposti a sfidare l’accusa in un giudizio in aula. 630

La difesa aveva chiesto di patteggiare la scorsa settimana: nelle stesse ore in cui i tre sostituti interrogavano il commercialista padovano Paolo Venuti, che ha ammesso di essere il prestanome di Galan nel possesso di società e beni. Per lui, patteggiamento (2 anni) e libertà. La Procura non aspettava di meglio e i pm Stefano Ancilotto, Stefano Buccini e Paola Tonini - con l’avallo del procuratore Luigi Delpino e del procuratore aggiunto Carlo Nordio - hanno trovato l’intesa sul “quantum” con gli avvocati difensori Nicolò Ghedini e Antonio Franchini. Ieri alle 11.30 la firma dell’accordo. cinto

Sulla scarcerazione di Galan - che lasciato il carcere di Opera, dovrà comunque andare agli arresti domiciliari nella sua villa di Cinto Euganeo - deciderà oggi la presidente dei gup Giuliana Galasso: sarà sempre lei, nella maxi-udienza del 16 ottobre, a dire se i 19 patteggiamenti sinora concordati tra Procura e difese (compreso quello di Galan e che salgono a 22 con quelli del troncone milanese dell’inchiesta) siano congrui nella pena e vadano quindi accolti. Patteggiamenti che garantiscono uno sconto di un terzo della pena, ma che faranno entrare nelle casse dell’Erario 12 milioni di euro. L’inchiesta che il 4 giugno ha fatto saltare in aria il Sistema Veneto, scoperchiando lo scandalo della gestione dei lavori del Mose, potrebbe così chiudersi molto velocemente. Giancarlo Galan, da parte sua, non ha fatto alcuna ammissione, ma con il patteggiamento - in applicazione della Norma Severino - rischia anche di decadere da parlamentare: il voto spetta, formalmente, ai suoi colleghi deputati. «L’onorevole Giancarlo Galan, a seguito di una profonda e sofferta riflessione, tenuto conto delle sue precarie condizioni di salute e soprattutto della dolorosa e “forzata” separazione dall’amata figlia fi 7 anni», scrivono i suoi legali nella richiesta di patteggiamento, «ha maturato la consapevolezza che perseguire un positivo e completo accertamento della sua estraneità ai fatti contestati - che pure riafferma con forza , nonostante l’effettivo ridimensionamento delle accuse a seguito dell’avvenuta declaratoria di prescrizione, significherebbe affrontare un dibattimento estremamente lungo, complesso e accompagnato costantemente da eccezionale clamore mediatico....». cinto

Oggi toccherà a un altro indagato eccellente decidere cosa fare: nel carcere di Pisa dov’è detenuto da 4 mesi, l’ex assessore Renato Chisso incontrerà per la prima volta in un interrogatorio i pm che lo accusano di aver ricevuto per una vita mazzette da 200-250 mila euro l’anno dal Consorzio. Lui si è sempre professato innocente, ma se la gip Roberta Marchiori non accoglierà la sua richiesta di scarcerazione per motivi di salute, in carcere può restare fino al processo con rito immediato. Galan esce dall'ospedale prima dell'arresto: "Sono molto incazzato".

15 Settembre 2105, Galan mette in vendita villa Rodella e prende un appartamento in affitto

Trasloco il 30 settembre. L’ex governatore (ai domiciliari) deve pagare la maxi multa del Mose.

L’appello a Silvio Berlusconi, con cui ha condiviso gran parte della sua vita professionale e poi politica, e agli altri «amici» per ora non pare aver sortito effetto. Il risultato, salvo ripensamenti dell’ultima ora, è nella laconica conferma che arriva da uno dei difensori dell’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, l’avvocato Antonio Franchini: «Il 30 settembre Galan lascerà Villa Rodella - dice - Si trasferirà in una casa che ha preso in affitto in zona, sempre sui Colli Euganei». E’ dallo scorso 16 ottobre che su Galan, arrestato il 22 luglio precedente con l’accusa di essere stato un governatore «a libro paga» del Consorzio Venezia Nuova e della Mantovani, pende la «spada di Damocle» dell’addio alla meravigliosa abitazione di Cinto Euganeo, dove si trova ai domiciliari: quella villa da lui comprata nel 2005 e poi ristrutturata – secondo le accuse dei pm – proprio grazie ai favori (cioè ai lavori gratis) dell’azienda guidata da Piergiorgio Baita.

Quel giorno di metà ottobre, infatti, l’ex presidente della Regione ottenne il via libera al patteggiamento di 2 anni e 10 mesi, che prevedeva anche l’accordo con la procura per una confisca di 2,6 milioni di euro: il meccanismo stabilito era che dal momento del passaggio in giudicato della sentenza Galan avesse 90 giorni di tempo per reperire il denaro da versare nelle casse dello Stato, altrimenti quest’ultimo gli avrebbe preso ciò che già era sotto sequestro, cioè la villa. Il ricorso in Cassazione ha solo posticipato di alcuni mesi l’effettività di queste disposizioni, ma dopo la bocciatura dello scorso 3 luglio ora è arrivato il redde rationem. E così il 30 settembre, secondo quanto confermato dall’avvocato Franchini, l’ex ministro e attuale deputato di Forza Italia (e dovrebbe rimanerlo, visto che il ministro Andrea Orlando ha affermato che per il suo caso non è applicabile la legge Severino sulla decadenza) sarà costretto a lasciare quella che da un decennio è la sua casa. In alcune interviste estive, Galan aveva parlato molto della casa: aveva raccontato di aver centellinato l’uso dell’aria condizionata per risparmiare («ho solo 31 mila euro nel conto corrente », aveva aggiunto), poi l’aveva definita «tutto quello che ho costruito in una vita». Aveva anche ammesso, come aveva dichiarato il venditore di fronte ai pm, di aver versato una quota in nero all’acquisto, non prima però di aver rettificato la cifra da un milione a «200 mila euro». L’ex governato è poi in attesa che il tribunale di sorveglianza si esprima sulla richiesta dei suoi legali di un affidamento in prova ai servizi sociali – le ipotesi sono una cooperativa che si occupi di profughi o un agriturismo sui Colli Euganei – e l’udienza potrebbe essere fissata per ottobre, anche se i suoi legali temono uno slittamento visto che Galan dovrà prima essere visitato da un assistente sociale.

7 Aprile 2016, l'ex governatore della Regione Veneto, Giancarlo Galan, coinvolto nello scandalo Mose, è stato dichiarato decaduto dallo status di deputato "per cause sopraggiunte di ineleggibilità"

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pretura di venezia, procura di venezia, tribunale di venezia, vittorio sgarbi condannato per falso e truffa ai danni dello stato l'onorevole vittorio sgarbi e' stato condannato a 6 mesi, 10 giorni e 700 mila lire di multa per essersi assentato illecitamente dal lavoro alla sovrintendenza. assolto il medico che ha firmato i certificati pubblicato, 1 luglio 1994, corriere della sera pagina 13 - sei mesi, dieci giorni e 700 mila lire di multa per essersi assentato illecitamente dal lavoro alla sovrintendenza, assolto il medico che ha firmato i certificati titolo: la procura di venezia condanna sgarbi per falso e truffa ai danni dello stato. dal nostro corrispondente da venezia. accusato di falso e truffa ai danni dello stato per essersi assentato, a giudizio del pm, arbitrariamente dal suo lavoro alla sovrintendenza ai beni artistici di venezia, il presidente della commissione cultura della camera vittorio sgarbi e' stato condannato ieri dal pretore di venezia antonino abrami a 6 mesi e 10 giorni di reclusione e 700 mila lire di multa con i doppi benefici di legge. il pretore ha riconosciuto sgarbi responsabile di falso e truffa per un periodo di circa cinque mesi fra l' ottobre dell' 89 e il marzo del ' 90, periodo nel quale si era assentato dal lavoro in sovrintendenza ottenendo un' aspettativa per motivi di salute. per altri tre periodi successivi, invece, sgarbi e' stato assolto con motivazioni diverse. assolto anche, perche' il fatto non costituisce reato, andrea zamboni, il medico ferrarese che aveva firmato i certificati con i quali sgarbi aveva giustificato la sua malattia. il pretore ha anche deciso il trasferimento a roma di parte degli atti del procedimento perche' la magistratura della capitale valuti l' opportunita' di procedere nei confronti del direttore generale e di alcuni funzionari del ministero per i beni culturali che avrebbero indotto con consigli e suggerimenti sgarbi a chiedere l' aspettativa a cui non avrebbe avuto diritto. l' accusa era quella di avere ottenuto dal ministero per i beni culturali sette mesi di aspettativa dal suo incarico di funzionario presso la sovrintendenza di venezia, esibendo certificati di malattie ritenute dal pubblico ministero inesistenti. ovviamente con lui sul banco degli imputati e' comparso anche il medico che firmo' quei certificati, andrea zamboni, di rho ferrarese. su quanto e' emerso sulle malattie di sgarbi in pretura a venezia e a margine del procedimento giudiziario c' e' di che scrivere un trattatello: l' onorevole soffre di anemia, di raffreddore cronico, di allergie e di affezioni varie che di fatto gli avrebbero impedito di svolgere il suo lavoro quotidiano nella sovrintendenza a cavallo fra il 1989 e il 1990. quelle malattie pero' . ha osservato il pubblico ministero michele maturi . non impedivano certo a sgarbi in quello stesso periodo di essere gran frequentatore di trasmissioni televisive, diventando quasi un mattatore allo show di maurizio costanzo e aprendosi cosi' la strada verso successivi spettacoli sul piccolo schermo. sgarbi si e' rifatto a proust per difendersi da questa accusa: non e' ferso vero che lo scrittore lavorava solo di notte alla sua "recherche"? ebbene, anche vittorio sgarbi ha il suo momento migliore solo nel tardo pomeriggio e in serata. l' onorevole, poi, non se ne stava con le mani in mano durante l' aspettativa, anzi, lavorava gratuitamente per lo stato. fu proprio in quel periodo, infatti, che realizzo' una completa catalogazione dei beni artistici della provincia di rovigo, apprezzata dagli appassionati d' arte ma criticata dalla responsabile della sovrintendenza di venezia filippa aliberti guadioso in quanto non rispondenti ai criteri usuali di catalogazione richiesti dal ministero. perfino scontata la replica di sgarbi: non si possono porre steccati alla qualita' dell' ingegno, "anche i "promessi sposi" non sono certo uguali all' anonimo manoscritto da cui sono nati". tra stoccate culturali al curaro e quintali di documenti raccolti durante l' inchiesta, il pretore di venezia antonino abrami non ha voluto lasciare al buio nessun lato di questa vicenda e cosi' per due volte nell' ultimo mese aveva rinviato una sentenza che sembrava gia' pronta. dal canto suo il pm michele maturi non aveva mai avuto dubbi sulla colpevolezza di sgarbi e ne aveva chiesto la condanna a sei mesi e quindici giorni di reclusione e un milione e mezzo di multa mentre per zamboni la richiesta era stata di quattro mesi, quindici giorni e un milione di multa. pasqualetto claudio - ci sarebbe non da ridere, ma da piangere. leggete queste parole di seguito: psi, dc, msi, pli, forza italia, lista sgarbi, liberal sgarbi, lista consumatori, udc, pci, partito federalista, pri, forse ne ho dimenticato qualcuno, lui li conosce tutti per averci militato o sostenuto qualche causa anche propria. sgarbi ribadisce la sua libertà da anni, l incapacità di stare dentro i paletti di persone che non di rado ritiene meno intelligenti. sarà, ma da quanto invece mi pare di intuire mi posso sbagliare , una transoceanica simile nell alveo dei partiti italiani e' semplicemente mancanza di serietà, e perdoni il signore-urlante se oggi il nostro paese ne ha bisogno, di serietà, dato che siamo alla frutta anche grazie alle sue invettive poco nobili ed eleganti che ci dona da quando, e altresì molto prima, si indignò perché il pretore di venezia, tale antonino abrami, in data 30 giugno 1994, lo condannò per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello stato (sentenza poi confermata in tutti i gradi di giudizio. vittorio sgarbi ministro della cultura.la serenissima.sgarbi doveva essere espulso dall'amministrazione pubblica. venezia: per il pretore di venezia antonino abrami, vittorio sgarbi, condannato lo scorso 30 giugno a sei mesi e dieci giorni per falso e truffa ai danni dello stato per "assenteismo" come funzionario del ministero dei beni culturali, avrebbe potuto essere dichiarato decaduto dalla pubblica amministrazione. lo sostiene il giudice nella motivazione della sentenza, depositata in cancelleria. dopo aver premesso che sgarbi ha ottenuto la conservazione del posto di lavoro "con condotta sicuramente truffaldina", il pretore scrive che "la pubblica amministrazione, ove avesse ritenuto arbitraria ogni assenza di volta in volta così falsamente giustificata avrebbe potuto e dovuto esercitare ogni atto istituzionalmente previsto in sede di autotutela". "e così - si legge nella motivazione - sicuramente avrebbe potuto sulla base della conoscenza della arbitrarietà e dell' accertamento della stessa attivarsi per far dichiarare decaduto lo sgarbi". in un altro passo della motivazione, il giudice ricorda che l' imputato e' giunto al fine ad affermare: io devo ad andreotti se non sono stato licenziato. 28 settembre 1994 venezia capitale del diritto ambientale i 12 rischi della terra la proposta di antonino abrami, giudice di cassazione la città ospiti il tribunale penale europeo dell ecosistema 22 giugno 2013 venezia capitale del diritto ambientale i 12 rischi della terra venezia. venezia capitale della giustizia ambientale. ieri, nel corso del primo convegno su «ambiente e sicurezza», organizzato dalla fondazione veneziana sejf (supranational environmental justice foundation), il presidente antonino abrami, giudice di cassazione e tra i massimi esperti di ambiente, ha ricandidato venezia come sede del «tribunale penale europeo dell ambiente.. dodici sono per adesso i reati ambientali chiamati «hot spot», ma i danni che il pianeta sta subendo dipendono dal singolo cittadino che può contribuire al benessere globale. «sono maturi i tempi per estendere le competenze della corte penale internazionale dell'aja ai reati ambientali più gravi e per creare un tribunale che si occupi in maniera continua e costante di questi crimini». al convegno, organizzato nella scuola di san giovanni evangelista, hanno partecipato molti studiosi provenienti da tutto il mondo, tra i quali il nobel per la pace adolfo perez esquivel, presidente dell aies (international academy of environmental sciences); l astrofisico veneziano fabrizio tamburini; in video paolo maddalena, vicepresidente emerito della corte costituzionale italiana; daniele grasso in rappresentanza degli avvocati di venezia. «venezia» afferma abrami «diventerebbe la sede fissa con persone competenti che si occupano di questi argomenti come scienziati, avvocati, giuristi ma anche giornalisti e chi si occupa di denunciare questi crimini». dal 2010 abrami sta portando avanti la speranza che nel nostro territorio si radichi un organo composto da personalità che su tutti i fronti possano individuare e analizzare i reati ambientali per sottoporli a dei veri e propri processi. oggi i crimini che non si possono ignorare sono: il riscaldamento globale che minaccia di sommergere le isole maldive e kiribati, lo sfruttamento delle sabbie bituminose ai piedi delle montagne rocciose, il fumo intriso di sostanze pericolose derivato dall estrazione del petrolio nel delta del fiume niger, la deforestazione in indonesia, le conseguenze dell esplosione della centrale nucleare di fukushima in giappone, la marea nera del disastro della piattaforma petrolifera deepwater horizon, l onda di cianuro larga 50 chilometri fuoriuscita dalla miniera d oro esmeralda e sfociata nel fiume danubio, la migrazione di molte popolazioni indigene in ecuador dovute allo sfruttamento del petrolio da parte di multinazionali, la scia di morte che si abbatte ancora su chernobyl, la cosiddetta montagna di piombo in argentina, il caso bhopal in india e, infine, nel mare mediterraneo, lo sversamento di oltre 134 mila tonnellate di petrolio sui fondali del mar ligure nel 1991 che ancora oggi produce effetti negativi nell ecosistema. questi sono dodici giganti, ma il numero di persone coinvolte non ha fine. la necessità di un luogo dove poter denunciare tali crimini si fa sempre più urgente per quelle popolazioni che scompaiono nel silenzio perché non hanno mezzi per far sentire la propria voce. l ultima richiesta al parlamento europeo risale al 29 maggio scorso: «ho proposto continua abrami - di creare una commissione di giuristi e scienziati che possa essere un punto di riferimento per questo tipo di reato». non si tratta quindi solo di un problema tecnologico, ma di una questione che abbraccia tutti i campi del sapere e influisce su tutta la vita umana, come ha ribadito il premio nobel nel suo discorso conclusivo. «sulla terra c e' la sovranità del popolo e non del singolo che, in caso di proprietà privata, ha solo in concessione la gestione di un bene pubblico».le parole, chiare ed incisive, sono di paolo maddalena che sintetizza lo spirito della giornata di ieri quando, senza nessun vincolo di interesse, i relatori hanno mostrato la stato di gravità in cui versa il pianeta. vera mantengoli - ilfattoquotidiano.it emilia romagna ferrara, vittorio sgarbi condannato per diffamazione: offese critico d arteaccusò di incompetenza e plagio italo tomassoni in merito alla valutazione delle opere di gino de dominicis. la sentenza di primo grado ha stabilito che dovrà pagare 20mila euro di multa e altrettanti come provvisionale al diffamato lo accusò di incompetenza, di plagio, di circonvenzione di incapace. quanto basta secondo il tribunale di ferrara per dichiarare in primo grado vittorio sgarbi colpevole di diffamazione aggravata e condannarlo a 20mila euro di multa. più una provvisionale di altri 20mila da versare alla parte civile, l avvocato ed esperto d arte italo tomassoni. entrambi, imputato e persona offesa, si occupavano, per diverse collezioni, della catalogazione e della autenticazione delle opere dell'artista gino de dominicis. secondo l'ex parlamentare, tomassoni non avrebbe avuto alcuna competenza in materia. di più: secondo sgarbi, ne era nota la predisposizione dilettantesca e la pretesa di un autorità nel riconoscere l autenticità delle opere di de dominicis , un autorità che non gli viene né da studi né da specifiche competenze, e che e' esercitata attraverso il vero e proprio plagio (o circonvenzione di incapace) dell unica incompetente ed inesperta erede di de dominicis, che gli lascia evidentemente, carta bianca . queste le dichiarazioni affidate a un comunicato stampa pubblicato sul quotidiano online notix.it il 9 novembre 2012, a commento del sequestro della procura di perugia di diverse presunte opere di de dominicis, certificate e catalogate dallo stesso sgarbi. sequestro originato da un esposto giunto dalla stessa erede paola de dominicis . e nella nota il critico d arte aggiungeva che lo stato non può compiere errori di tale leggerezza, violando la proprietà privata e chiamando false opere autentiche sulla base del delirio di un esperto, non privo di interessi, fatti passare per ideali e per difesa del diritto d autore . parole poco gradite a tomassoni, che ha coniato assieme a giulio carlo argan la definizione critica di ipermanierismo , curato la 48ª biennale di venezia una retrospettiva proprio sull autore in questione, e' direttore artistico del centro italiano di arte contemporanea di foligno e ha insegnato diritto d autore nell arte contemporanea alla sapienza. la difesa processuale ha chiamato in causa l addetto stampa di vittorio sgarbi, che in dibattimento si e' di fatto assunto la colpa dell accaduto, una sorta di malinteso: trascrisse alcuni sfoghi fatti da sgarbi al telefono immaginando che fossero destinati a un comunicato. giustificazione non sufficiente a convincere il pm filippo di benedetto, che ha chiesto la condanna dell imputato. richiesta accolta dal giudice alessandra testoni. di marco zavagli,1 luglio 2015, alice salvatore m5s lei condannato col vitalizio sgarbi zitta cretina studia capra vittorio sgarbi non accetta le accuse della candidata grillina in liguria, alice salvatore, e sbotta: io condannato per truffa? la truffa l'ha fatta sua madre quando ha fatto lei' e continua: studia sei ignorante come una capra, salame stai zitta, cretina! studia! studia! dica la parola truffa a sua madre che ha fatto la truffa di fare lei! studia, incapace! sei ignorante come una capra! ...come ti permetti di offendere con quelle parole una uno spettacolare litigio e' andato in onda oggi a l aria che tira tra vittorio sgarbi e alice salvatore, candidata del movimento 5 stelle in liguria. la tragedia comincia quando la salvatore annuncia l addio di daniele comandini, che ha ritirato proprio oggi la sua candidatura dopo l accostamento a carmine mafodda. in studio si discute della veridicità dell affermazione della salvatore perché, dicono, non e' possibile ritirare una candidatura a liste già presentate, ma la salvatore gli risponde che comandini ha già firmato le proprie dimissioni in caso di elezione. la candidata grillina poi ricorda l indagine per omicidio colposo nei confronti della paita, candidata pd in liguria, e sgarbi a quel punto le ricorda: «loro hanno il capo del partito condannato per omicidio». il riferimento e' alla condanna per omicidio colposo di beppe grillo per l incidente di limone piemonte (da wikipedia): nel pomeriggio del 7 dicembre 1981 beppe grillo perse il controllo di un fuoristrada chevrolet k5 blazer mentre percorreva la strada militare che da limone piemonte porta sopra il colle di tenda. il veicolo, sei chilometri dopo quota 14003 vicino al confine con la francia, scivolò su un lastrone di ghiaccio e cadde in un burrone profondo ottanta metri. a bordo con grillo c erano quattro suoi amici genovesi, con i quali stava trascorrendo il fine settimana dell immacolata. grillo si salvò gettandosi fuori dall abitacolo prima che l auto cadesse nel vuoto e, contuso e in stato di choc, riuscì a chiamare i soccorsi. tre dei suoi amici rimasti nell auto persero la vita: i coniugi renzo giberti e rossana guastapelle, rispettivamente di 45 e 33 anni, e il loro figlio francesco di 9 anni. il quarto, alberto mambretti, 40 anni, fu ricoverato con prognosi riservata a cuneo. tre settimane dopo l incidente, per grillo scattò l incriminazione per omicidio plurimo colposo. nell ottobre 1982 la perizia ordinata dal giudice istruttore suggerì che grillo era colpevole di non aver fatto scendere i suoi passeggeri prima di affrontare il tratto di strada più pericoloso. per questo il 28 settembre 1983 il comico genovese fu rinviato a giudizio[152]. il processo di primo grado si celebrò a cuneo il 21 marzo 1984[153] e si concluse con l assoluzione di grillo per insufficienza di prove. pubblico ministero e avvocato della difesa fecero, però, ricorso in appello. il primo perché aveva chiesto una condanna a sedici mesi di reclusione, il secondo per avere un assoluzione più ampia. in appello il 14 marzo 1985 grillo fu condannato per omicidio colposo a quattordici mesi di reclusione con il beneficio della condizionale e della non iscrizione[156]. la condanna fu resa definitiva dalla iv sezione penale della corte suprema di cassazione l 8 aprile 1988. sgarbi dice che la salvatore e' «figlia di un assassino». la salvatore ricorda che sgarbi percepisce un vitalizio ed e' «condannato per truffa allo stato», sgarbi risponde che la candidata dice cazzate . quando viene interrotto dalla salvatore se ne esce con uno «stai zitta cretina», e poi rincara la dose: «lo dica a sua madre che ha fatto la truffa di aver fatto lei, ignorante come una capra». una riproduzione del video per chi avesse problemi con i precedenti youtube youreporter condanne giudiziarie: condanna per diffamazione contro caselli e orlando (prescritta in cassazione) condanna per assenteismo e produzione di documenti falsi condanna per diffamazione aggravata contro caselli e il pool di milano condanna civile per ingiurie contro marco travaglio condanna per diffamazione contro roberto reggi condanna per diffamazione contro raffaele tito condanna per ingiuria contro gianfranco amendola condanna per diffamazione contro ilda boccassini (confermata in cassazione) elenco parlamentari condannati in via definitiva massimo maria berruti (deputato fi): 8 mesi definitivi per favoreggiamento nel processo tangenti guardia di finanza. alfredo biondi (deputato fi): 2 mesi patteggiati per evasione fiscale a genova. la sentenza di condanna a suo tempo resa dal tribunale di genova nei confronti di alfredo biondi e' stata revocata in data 28 settembre 2001 per intervenuta abrograzione del reato. vito bonsignore (eurodeputato udc): 2 anni definitivi per tentata corruzione appalto ospedale asti. umberto bossi (eurodeputato e segretario lega nord): 8 mesi definitivi per tangente enimont. giampiero cantoni (senatore fi): come ex presidente della bnl in quota psi, inquisito e arrestato per corruzione, bancarotta fraudolenta e altri reati, ha patteggiato pene per circa 2 anni e risarcito 800 milioni. enzo carra (deputato margherita): 1 anno e 4 mesi definitivi per false dichiarazioni al pm su tangente enimont. paolo cirino pomicino (eurodeputato udeur): 1 anno e 8 mesi definitivi per finanziamento illecito tangente enimont, 2 mesi patteggiati per corruzione per fondi neri eni. marcello dell utri (senatore fi e membro del consiglio d europa): condannato definitivamente a 2 anni per frode fiscale e false fatturazioni a torino (false fatture publitalia); ha patteggiato 6 mesi a milano per altre vicende di false fatture publitalia. antonio del pennino (senatore fi): 2 mesi e 20 giorni patteggiati per finanziamento illecito enimont; 1 anno 8 mesi e 20 giorni patteggiati per i finanziamenti illeciti della metropolitana milanese. gianni de michelis (eurodeputato socialisti uniti per l'europa): 1 anno e 6 mesi patteggiati a milano per corruzione per le tangenti autostradali del veneto; 6 mesi patteggiati per finanziamento illecito enimont. walter de rigo (senatore fi): 1 anno e 4 mesi patteggiati per truffa ai danni del ministero del lavoro e della cee per 474 milioni di lire in cambio di falsi corsi di qualificazione professionale per la sua azienda. gianstefano frigerio (deputato fi): condannato a milano a oltre 6 anni di reclusione definitivi per le tangenti delle discariche (3 anni e 9 mesi, corruzione) e per altri due scandali di tangentopoli (2 anni e 11 mesi per concussione, corruzione, ricettazione e finanziamento illecito). giorgio galvagno (deputato fi): ex sindaco socialista di asti, nel 96 ha patteggiato 6 mesi e 26 giorni di carcere per inquinamento delle falde acquifere, abuso e omissione di atti ufficio, falso ideologico, delitti colposi contro la salute pubblica (per l inquinamento delle falde acquifere) e omessa denuncia dei responsabili della tangentopoli astigiana nello scandalo della discarica di vallemanina e valleandona (smaltimento fuorilegge di rifiuti tossici e nocivi in cambio di tangenti). lino jannuzzi (senatore fi): condannato definitivamente a 2 anni e 4 mesi per diffamazioni varie, e' stato graziato dal capo dello stato proprio mentre stava per finire in carcere. giorgio la malfa (deputato pri, ministro politiche comunitarie): condanna definitiva a 6 mesi e 20 giorni per finanziamento illecito enimont. roberto maroni (deputato lega nord e ministro lavoro): condannato definitivamente a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della polizia nella sede di via bellerio a milano. augusto rollandin (senatore union valdôtaine-ds): ex presidente della giunta regionale valle d aosta e' stato condannato in via definitiva dalla cassazione nel 94 a 16 mesi di reclusione, 2 milioni di multa e risarcimento dei danni alla regione per abuso d ufficio: favorí una ditta amica nell appalto per la costruzione del compattatore di rifiuti di brissogne. dichiarato decaduto dalla corte d appello di torino, in quanto ineleggibile , nel 2001 si candida al senato con l union valdotaine, i ds e i democratici. vittorio sgarbi (deputato fi): 6 mesi definitivi per truffa aggravata e continuata ai danni dello stato, cioe' del ministero dei beni culturali. rocco salini (gruppo misto) condannato in cassazione a un anno e 4 mesi per falso ideologico. calogero sodano (senatore udc): già sindaco di agrigento, condannato definitivamente a 1 anno e 6 mesi per abuso d ufficio finalizzato a favorire i costruttori abusivi in cambio di favori elettorali. egidio sterpa (deputato fi): condannato a 6 mesi definitivi per tangente enimont. antonio tomassini (senatore fi): medico chirurgo, condannato in via definitiva dalla cassazione a 3 anni per falso. vincenzo visco (deputato ds): condannato definitivamente dalla cassazione nel 2001 per abusivismo edilizio, per via di alcuni ampliamenti illeciti nella sua casa a pantelleria: 10 giorni di arresto e 20 milioni di ammenda. piú l ordine di riduzione in pristino dei luoghi . cioe' la demolizione delle opere abusive. alfredo vito (deputato fi): 2 anni patteggiati e 5 miliardi restituiti per 22 episodi di corruzione a napoli. vittorio sgarbi, equitalia gli pignora parte del vitalizio. lui: «non ne so nulla» ferrara - parte del vitalizio da parlamentare di vittorio sgarbi e' stata pignorata da equitalia per una questione di tasse e irap "non versate". l atto e' stato notificato alla camera dei deputati il 18 febbraio scorso ma si e' saputo solo ieri. la reazione sgarbi ha detto di non saperne nulla: "il vitalizio e' ingiusto, ma lo ricevo e lo devo prendere, e da quando me lo danno va ai miei figli. ne prendo atto, io il vitalizio non lo ho mai visto, non so come e' fatto. parlatene con il mio avvocato". l avvocato, intanto, come riportato da repubblica bologna ha spiegato che si tratta di somme non dovute al fisco, in particolare l irap e che un nuovo pignoramento e' impossibile visto che quel vitalizio venne già pignorato cinque anni fa: "adesso toccherà alla camera opporsi, perché il vitalizio e' già impegnato per gli assegni di mantenimento dei suoi figli ancora minorenni". la città della laguna si candida a diventare la sede del diritto internazionale sull'ambiente. ultima chiamata per una corte contro crimini ambientali oggi al parlamento europeo, anche gorbaciov e morin la storia più recente dell umanità e' macchiata da numerosi crimini contro l ambiente che hanno causato milioni di vittime umane e provocato danni irreversibili agli ecosistemi. crimini rimasti il più delle volte impuniti o per i quali i responsabili hanno pagato risarcimenti irrisori. presso il parlamento europeo, l'ame-die (associazione di ex ministri dell'ambiente di diversi paesi), sostenuta da numerose personalità istituzionali ed associazioni internazionali, si svolge una conferenza per il rilancio dell'istituzione della corte penale europea dell'ambiente e della corte penale internazionale dell'ambiente, alla quale prenderanno parte mikhail gorbaciov e il filosofo edgar morin. si tratta di due importanti progetti di riforma che hanno visto in diversi anni l'impegno della iaes e della fondazione sejf (supranational environmental justice foundation), con significative conferenze e studi promossi a venezia dal professor antonino abrami e dal giudice marie odile bertella-geffroy. la fondazione sejf in particolare sta portando avanti un complesso lavoro legislativo e diplomatico per raggiungere due fondamentali obiettivi. il primo, estendere le competenze della corte penale internazionale dell aja ai più gravi reati ambientali così da poterli giudicare quali crimini contro l umanità; il secondo, istituire il tribunale penale europeo dell'ambiente, in modo da rendere omogeneo il contrasto e l applicazione delle pene sul territorio europeo e, soprattutto, rendere possibile l'applicazione di quelle sanzioni. sejf e' un associazione riconosciuta dal governo italiano, con sede a venezia. nasce per difendere gli ecosistemi minacciati da forme sempre più transnazionali di inquinamento. soci fondatori sono tra gli altri antonino abrami, magistrato di corte di cassazione; paolo maddalena, vice presidente emerito della corte costituzionale; jo leinen, europarlamentare; freddy paul grunert, vice presidente del cetri (centro per la terza rivoluzione industriale); paul garlick, membro del gruppo di esperti ue delle politiche di diritto penali; marie odile bertella geoffroy, vice presidente del tribunal de grande instance di parigi; luca caruti, imprenditore. crimini ambientali, crimini contro l umanità intervista ad antonino abrami da 11 anni la international academy of environmental sciences lavora perche' venga istituito un tribunale penale europeo e per estendere le competenze della corte penale internazionale dell aja ai più gravi reati ambientali così da poterli giudicare quali crimini contro l umanità sullo stesso argomento disastri ambientali: serve un tribunale penale europeo dell ambiente cassazione esclude rilevanza penale della colpa lieve del medico coscienza e stati vegetativi: i progressi dell università della california diagnosi pre-impianto: tribunale di roma applica sentenza di strasburgo golfo del messico: monta la rabbia contro il gigante petrolifero bp. intanto si teme il crollo domani in borsa lav: una taglia sui bracconieri. 2000 euro a chi fornisce informazioni sulla morte dell orso stefano ue: le compagnie aree saranno responsabili per le emissioni di co2 italia multata dall ue per le discariche: 255 ancora illegali scritto da federica di leonardo il 11.02.2014 share on facebook share on twittershare on email share on print more sharing services 7 il 30 gennaio scorso, a bruxelles, per la prima volta un folto gruppo di associazioni si e' riunito in seno alle istituzioni europee per discutere della necessità di un tribunale europeo e di un tribunale internazionale contro i crimini ambientali. l incontro e' un momento importante di un lavoro sviluppato nell arco di 10 anni dalla international academy of environmental sciences (iaes), affiancata poi dalla fondazione sejf (supranational environmental justice foundation) e dall associazione ame die l associazione di ex ministri dell ambiente di diversi paesi. dall incontro, cui hanno partecipato anche edgar morin e mikhail gorbachev, e' scaturita una carta nella quale, a partire da premesse condivise, si giunge alla necessità di una autorità superiore che sia in grado di garantire la punibilità dei crimini ambientali in tutto il pianeta. gaianews.it ha intervistato il professor antonino abrami, vice presidente iaes. un'immagine dell'iniziativa della iaes del 30 gennaio scorso domanda: dottor abrami, i vostri obiettivi sono sostanzialmente due, estendere le competenze della corte penale internazionale dell aja ai più gravi reati ambientali così da poterli giudicare quali crimini contro l umanità e istituire il tribunale penale europeo dell ambiente, in modo da rendere omogeneo il contrasto e l applicazione delle pene sul territorio europeo e render possibile l applicazione di quelle sanzioni. lei stesso, in una sua dichiarazione, ha detto: dalla giornata di oggi, visto anche l alto livello delle personalità intervenute, scaturisce l emergenza di una vera riforma di democrazia e di civiltà, ormai nella coscienza dei popoli, ancor prima che nelle scelte politiche delle istituzioni. secondo lei l'europa e il pianeta, sono pronti davvero a questo passo? e già avvenuta questa riforma della coscienza de popoli? . antonino abrami: la rivoluzione delle coscienze potrebbe sembrare questione solo sociologica o sociopolitica, ma invece e' molto importante. e chiaro che il livello di sensibilità ai danni ambientali di una grande comunità o di un popolo che e' colpito direttamente da un disastro ambientale, dall inquinamento, con effetti molto gravi sull ambiente e sulla salute, e' molto alto perché il problema lo si avverte sulla propria pelle. quando noi riusciremo a far comprendere ai politici che si occupano di ambiente che cosa significa vivere sulla propria pelle un disastro ambientale, a quel punto avremo un livello di coscienza che potrà produrre degli effetti rivoluzionari. lo stabilimento ilva a taranto d: qual e' il bilancio della giornata al parlamento europeo? a. a.: lavoriamo a questa iniziativa dal 2003 e abbiamo alle nostre spalle 11 anni di storia e iniziative che finalmente hanno prodotto dei risultati importanti. il bilancio della giornata di ieri e' positivo e andrà sicuramente meglio quando riusciremo a fare un nuovo passo in avanti concretamente. a differenza di altri esempi in cui si e' parlato di ambiente, magari anche a sproposito, in questo caso noi abbiamo un preciso progetto politico-culturale e giuridico. questa volta non si e' avuto soltanto un confronto a livello istituzionale, ma in seno all unione europea c e' stato un confronto fra tante associazioni e fondazioni che da anni si occupano di questo: si può parlare di un movimento internazionale, ormai planetario. al parlamento europeo siamo riusciti a mettere attorno ad un tavolo giuristi, magistrati, scienziati, avvocati e cittadini per capire che e' arrivato il momento di agire. abbiamo poi votato una carta all unanimità e questo e' un grande risultato. e nata da un confronto ripetuto con tutte le associazioni in riunioni nelle quali si e' discussa a lungo ogni parola. la carta non rappresenta però un passo definitivo, ma apre ad un nuovo inizio: l apertura di una campagna presso l onu per richiedere la modifica dello statuto di roma che vada a inserire nella competenze della corte dell aja il disastro ambientale come crimine contro l umanità. la città di pripyat, abbandonata dpo il disastro di chernobyl. la centrale e' visibile in lontananza d: come procederete ora? a. a.: ora e' importante portare avanti due aspetti: realizzare una sorta di atlante delle urgenze ambientali del pianeta per capire quali siano le priorità: i criteri sono i danni alla salute delle persone, i danni alla qualità della vita, dell aria, il diritto alla vita stessa, in alcuni casi. l altro e' quello di nominare, e questo dovrebbe essere fatto dall unione europea o dall onu, degli esperti giuristi, chimici, biochimici, giornalisti, medici, che dovranno creare uno statuto della corte. potrebbero inoltre esserci altre iniziative per gravi fatti di inquinamento. siamo stati, infatti, contattati da grandi associazioni per sollecitare ulteriori iniziative. potrebbe essere che faremo denunce o che ci costituiremo parte civile. sono passi molto delicati e i nostri esperti (magistrati, ex magistrati e professori universitari) valuteranno se ci sono gli estremi per questo o quell azione. la novità e' che si comincia a creare un rapporto con altre associazioni, anche importanti. d: perché e' necessario creare questi due tribunali? le norme attuali non sono sufficienti? a. a.: l unione europea, con una direttiva, ha uniformato tutti i reati penali in tutti i paesi. ma altra cosa e' come si fa rispettare la norma penale. le faccio un esempio: in occasione del disastro di aurul, in romania, sono stati accertati dei reati, ma sono state applicate poco e male le sanzioni penali, peraltro irrisorie. molto spesso la norma non e' sufficiente a causa di condizionamenti politici, culturali ed economici che impediscono l applicazione della legge. per questo noi chiediamo che gli esperti creino un elenco delle tipologie di reato e uno statuto della corte penale europea per l ambiente per andare poi andiamo avanti in questa direzione, perché sarebbe un grande passo verso la creazione di una corte penale internazionale per l ambiente. io diffido di chi dice che sono cose che non si faranno mai: la stessa cosa si diceva della corte penale internazionale dell aja. un immagine del disastro di aurul d: nel corso di più di dieci anni avrà incontrato delle difficoltà e forse avrà visto cambiare qualcosa& a. a.: un vecchio proverbio indiano dice che chi ha capito e non fa nulla, non ha capito nulla . la nostra storia ci ha insegnato che si sono sempre mossi singoli parlamentari di tutte le provenienze, ma sempre in maniera disorganica. l iniziativa non e' mai stata di un partito, di un gruppo, e questa resta una grande criticità. d: cosa pensa della green economy? in italia se ne parla come volano per il rilancio economico. a.a.: per gli industriali l ambiente e' sempre stato considerato come un nemico. ma questo non e' vero. non investire per essere sostenibili a livello ambientale comporta tanti rischi, come la chiusura dello stabilimento, un danno all immagine, oltre alle multe. si può produrre meno, ma meglio e questo cambia il senso della concorrenza perché le persone adesso sono più informate sulle caratteristiche delle aziende delle quali acquistano i prodotti. naturalmente, dobbiamo dotarci dei necessari controlli, per stabilire chi fa le cose e chi non le fa, chi rispetta la legge e chi no. altrimenti poi ci ritroviamo a ricorrere agli aiuti a catena. la consulta ha pronunciato la seguente sentenza corte costituzionale nel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello stato sorto a seguito della delibera della camera dei deputati del 30 settembre 1998 relativa alla insindacabilita' delle opinioni espresse dall'on. vittorio sgarbi nei confronti del dott. antonio abrami, promosso con ricorso del tribunale di roma notificato il 26 luglio 1999, depositato in cancelleria il 2 agosto 1999 ed iscritto al n. 26 del registro conflitti 1999; visto l'atto di costituzione della camera dei deputati; udito nell'udienza pubblica del 22 febbraio 2000 il giudice relatore fernando santosuosso; udito l'avvocato giuseppe abbamonte per la camera dei deputati. ritenuto in fatto 1. - nel corso di un procedimento penale a carico dell'on. vittorio sgarbi, imputato del reato di diffamazione per le dichiarazioni rilasciate nei confronti del dott. antonio abrami, pretore di venezia, il tribunale di roma, con ordinanza del 1o dicembre 1998, ha sollevato conflitto di attribuzione nei confronti della camera dei deputati, in relazione alla delibera del 30 settembre 1998 con la quale quest'ultima ha dichiarato che le suddette opinioni sono da ritenersi espresse nell'esercizio delle funzioni di parlamentare, e quindi coperte da insindacabilita' ai sensi dell'art. 68, primo comma, della costituzione. il tribunale ricorrente osserva che la camera, senza alcuna motivazione, ha contraddetto il parere espresso dalla giunta per le autorizzazioni a procedere, che aveva invece proposto di escludere l'insindacabilita' in conseguenza del carattere prettamente personale della polemica intercorsa tra l'on. sgarbi ed il pretore abrami. nel caso specifico, il deputato aveva usato espressioni ritenute diffamatorie nei confronti di detto giudice a causa di una sentenza penale di condanna da quest'ultimo emessa nei suoi confronti. da cio' consegue, secondo il ricorrente, che tali dichiarazioni (tra le quali: "quel pretore e' un ignorante, un provocatore, 186 pagine di delirio giuridico. abrami dovrebbe tornare in terza elementare."), profferite in ambito estraneo al parlamento, debbono ritenersi null'altro che una questione personale, alla quale non puo' ricollegarsi in alcun modo l'esercizio delle funzioni di deputato. osserva peraltro il tribunale che la delibera di insindacabilita', benche' illegittima, conserva comunque la sua efficacia e preclude al giudice di merito di formulare una qualsivoglia pronuncia senza aver prima sollevato il conflitto di attribuzione. pertanto, il tribunale di roma ha denunziato lo scorretto uso del potere della camera nell'accertare la sussistenza dei presupposti di applicabilita' dell'art. 68, primo comma, della costituzione nei confronti dell'on. sgarbi. 2. - con ordinanza n. 363 del 22 luglio 1999 la corte costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto in parola, assegnando al tribunale di roma il termine di sessanta giorni per la notifica del provvedimento alla camera dei deputati. il ricorrente ha effettuato la notifica il 26 luglio ed ha quindi depositato il ricorso notificato, presso la cancelleria della corte costituzionale, il 2 agosto 1999. 3. - costituendosi in giudizio, la camera dei deputati ha chiesto che la corte costituzionale rigetti il ricorso per conflitto di attribuzione proposto dal tribunale di roma, annullando gli atti compiuti dall'autorita' giudiziaria. in una successiva memoria difensiva depositata nell'imminenza dell'udienza pubblica di discussione, la camera ha concluso per l'inammissibilita' e, in subordine, per il rigetto del ricorso stesso. essa sottolinea che la deliberazione oggetto del conflitto non sarebbe immotivata, dovendosi ricercare le ragioni di essa nel dibattito che l'ha preceduta, dal quale emergerebbe anche il nesso delle opinioni espresse dall'on. sgarbi con le funzioni parlamentari. secondo la difesa della camera, occorrerebbe prendere le mosse dall'eccessiva ampiezza della sentenza emessa dal dott. abrami e dall'estraneita' del suo contenuto rispetto al fatto oggetto del giudizio penale, costituito da presunte assenze dall'ufficio e dalle relative false certificazioni mediche. tale abnorme dilatazione della motivazione avrebbe investito l'intera esistenza dell'on. sgarbi, con indagini sulla sua vita, sulle sue ricerche e sulla sua produzione scientifica. e tutto cio' solo perche' si giudicava per il reato di diffamazione un noto parlamentare, critico e studioso d'arte. ci si troverebbe dunque, ad avviso della camera, di fronte ad una "motivazione politica", che rappresenterebbe un'indebita fuoriuscita dalle attribuzioni dell'autorita' giurisdizionale: al che avrebbe legittimamente reagito l'on. sgarbi, denunciando, attraverso la critica della motivazione e del suo estensore, una palese disfunzione giudiziaria; denuncia che rientrerebbe nell'esercizio del mandato politico di parlamentare, con la conseguente applicabilita' dell'art. 68 della costituzione. su tale fondamentale aspetto del conflitto di attribuzione non avrebbe preso posizione il tribunale di roma, omettendo l'esame della situazione venutasi a creare con la sentenza del pretore. il ricorso risulterebbe, quindi, inammissibile per difetto di motivazione, ai sensi dell'art. 16 delle norme integrative per i giudizi davanti alla corte costituzionale. 4. - in ogni caso, il ricorso sarebbe infondato anche nel merito: la camera sostiene che verrebbe qui in discussione "non solo una disfunzione, ma un eccesso della funzione giudiziaria, che non si vede come possa sottrarsi alla valutazione del parlamento, per stabilire se e come sia stata invasa l'area della personalita' e della liberta' di apprezzamento che la qualifica di parlamentare comporta. cio' specie in presenza dell'eccesso qualitativo e dimensionale dell'accertamento in cui la funzione giudiziaria si e' espressa in concreto". ne' l'invasione della sfera e della personalita' del politico sarebbe dequalificata dalla forma dell'atto giudiziario in cui si sarebbe concretata, perche' la motivazione della sentenza pretorile non troverebbe "alcuna base nelle norme e nei fatti che avrebbero dovuto esserne il supporto, eccedendo manifestamente i limiti segnati dalla contestazione e dall'art. 424 c.p.p.". si conclude, pertanto, nel senso che la delibera di insindacabilita' della camera sostanzialmente rivendicherebbe al parlamentare "la liberta', propria di ogni soggetto di diritto, da giudizi che non rientrino nel valore legalita'-giurisdizione", menzionato e tutelato anche nella sentenza n. 11 del 2000 della corte costituzionale. infatti, la motivazione della sentenza del pretore di venezia sarebbe "invasiva della personalita' del parlamentare e della sua reputazione", intaccando cosi' anche la credibilita' dell'esercizio del mandato politico e, con esso, dell'apporto del singolo parlamentare alla funzione della camera cui appartiene. considerato in diritto 1. - il tribunale di roma, con ordinanza del 1o dicembre 1998, ha sollevato conflitto di attribuzione, per menomazione, nei confronti della camera dei deputati, in relazione alla delibera del 30 settembre 1998 con la quale quest'ultima ha dichiarato che le opinioni formulate dall'on. vittorio sgarbi nei riguardi del pretore di venezia, dott. antonio abrami, sono da ritenersi espresse nell'esercizio delle funzioni di parlamentare, ai sensi dell'art. 68, primo comma, della costituzione. 2. - deve essere innanzitutto confermata l'ammissibilita', sotto i profili sia soggettivo che oggettivo, del conflitto di attribuzione in esame, gia' dichiarata da questa corte, in sede di sommaria delibazione, con l'ordinanza n. 363 del 1999. la forma dell'ordinanza, utilizzata per la proposizione del conflitto, non comporta l'irricevibilita', in quanto l'atto possiede tutti i requisiti stabiliti dagli artt. 37 della legge n. 87 del 1953 e 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla corte costituzionale ed e' quindi idoneo a conseguire lo scopo cui e' preordinato, consentendo la valida instaurazione del contraddittorio (cfr. le sentenze n. 10, 11, 56 e 58 del 2000). il ricorso risulta, inoltre, sufficientemente motivato ai sensi dell'art. 16 delle predette norme integrative, non essendo necessario, nell'ambito del presente conflitto, che esso valuti le caratteristiche della sentenza emessa dal giudice abrami, per le ragioni che si esporranno. 3. - nel merito il ricorso e' fondato. il conflitto di attribuzione in esame trae origine da alcune dichiarazioni, asseritamente diffamatorie, rese dal deputato sgarbi ad organi di stampa e ad emittenti televisive nei riguardi del dott. abrami, dichiarazioni che formano oggetto di giudizio penale davanti al tribunale di roma. la giurisprudenza costituzionale ha precisato che questa corte ha il compito di verificare, in un conflitto per menomazione, se dal potere esercitato dalla camera di appartenenza in base all'art. 68, primo comma, della costituzione sia derivata o meno la lamentata, illegittima interferenza nella sfera di attribuzione dell'autorita' giudiziaria ricorrente. in particolare - trattandosi, nella specie, di opinioni espresse al di fuori del parlamento - deve accertarsi se esista il nesso funzionale con le attivita' parlamentari. tale nesso consiste non gia' in una semplice forma di collegamento - di argomento o di contesto - fra attivita' parlamentare e dichiarazioni, ma piu' precisamente nella "identificabilita' della dichiarazione stessa quale espressione di attivita' parlamentare" (sentenze n. 10 e n. 58 del 2000): occorre, quindi, che nell'opinione manifestata all'esterno "sia riscontrabile una corrispondenza sostanziale di contenuti con l'atto parlamentare, non essendo sufficiente a questo riguardo una mera comunanza di tematiche" (sentenza n. 11 del 2000). non e' percio' coperta da insindacabilita' quella opinione che non sia collegata da nesso con l'esercizio delle funzioni parlamentari, ancorche' riguardi temi al centro di un dibattito politico e parlamentare (sentenza n. 56 del 2000). 4. - in questo senso, nella vicenda in esame, si era pronunciata la giunta per le autorizzazioni a procedere della camera dei deputati, la quale aveva proposto di dichiarare che le opinioni in questione non erano state espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, poiche' "la polemica iniziata dal deputato sgarbi aveva un carattere prettamente privato e personale". ma tale proposta e' stata respinta dall'assemblea, nella seduta del 30 settembre 1998, dopo un dibattito in cui sono state, peraltro, esplicitate dagli intervenienti le argomentazioni contrarie, riconducibili alla convinzione che la pur vivace reazione dell'on. sgarbi alla sentenza di condanna emessa dal giudice abrami derivasse non tanto dal suo coinvolgimento personale, quanto dall'esercizio del diritto di critica del modo di svolgimento della funzione giudiziaria. su tale aspetto insiste anche la difesa della camera, secondo cui l'on. sgarbi avrebbe legittimamente reagito ad una palese ed indebita fuoriuscita del pretore dalle sue attribuzioni denunciando, attraverso la critica della motivazione e del suo estensore, detta esorbitanza dalle funzioni giudiziarie, invasiva della liberta' e personalita' del deputato. tale denuncia, secondo la difesa, rientrerebbe nei diritti del parlamentare nell'esercizio del suo mandato politico, con la copertura della insindacabilita' garantita dall'art. 68, primo comma, della costituzione. in proposito deve, anzitutto, precisarsi che il presente conflitto non si incentra sulla giustificatezza o meno della reazione del parlamentare ad una asserita invasione della sua liberta' attraverso l'eccedenza del comportamento del pretore dalle attribuzioni giurisdizionali (cio' che forma o puo' formare oggetto di altri giudizi). il conflitto, invece, e' sorto e si svolge unicamente tra il tribunale di roma, che intende esercitare le sue funzioni nel giudicare sull'imputazione di diffamazione, e la camera, che oppone alla prosecuzione di tale giudizio l'insindacabilita' delle opinioni espresse dal parlamentare in quanto connesse all'esercizio del suo mandato. con stretto riguardo, allora, alla verifica dell'esistenza di questo nesso funzionale - a prescindere dalla valutazione se le predette dichiarazioni del deputato, anche per il linguaggio non consentito nemmeno in parlamento, consistano unicamente in mere offese personali - e' sufficiente e decisivo rilevare che le stesse, rese fuori delle camere, non riproducono ne' divulgano il contenuto di alcuno specifico atto di natura parlamentare, cosicche' non sono identificabili come espressione dell'attivita' del deputato, ma semmai di critica politica. delle ragioni che possano eventualmente giustificare quelle dichiarazioni potra' e dovra', dunque, conoscere l'autorita' giudiziaria, con le cui attribuzioni ha interferito la camera dei deputati ravvisando inesattamente il nesso funzionale di quelle opinioni con l'attivita' parlamentare. la deliberazione di insindacabilita' adottata da quest'ultima deve, quindi, essere annullata. A Venezia l'Accademia di scienze ambientali VENEZIA Studiare e prevenire oggi per vivere meglio domani. E' l'obiettivo dell'Accademia Internazionale di Scienze Ambientali, un'organizzazione privata ma con fini pubblici come lo studio e la tutela degli ecosistemi. L'Accademia, presieduta dal premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, nasce e ha sede a Venezia, città definita dagli stessi studiosi un laboratorio simbolo della convivenza tra uomo e natura. «La scienza dell'ambiente è una materia obbligatoriamente interdisciplinare, per questo - ha spiegato Antonino Abrami presidente vicario dell'Accademia - diversamente da altre realtà che si limitano a fornire studi sull'ambiente, il nostro obiettivo e' quello di produrre materiali scientifici, normativi, antropologici e sociologici da sottoporre all'esame delle istituzioni politiche. Materiali che in certi casi possono diventare anche le prove utilizzabili dai tribunali internazionali per reprimere reati ambientali. E proprio per questi motivi l'Accademia, che avra' sede a Villa Herriot alla Giudecca, fin dalla sua costituzione e' composta da studiosi di diverse discipline molti dei quali veneziani, come i rettori delle universita' veneziane Marino Folin e Pierfrancesco Ghetti. Venezia e' un simbolo perche' collocata in una laguna, ambiente eternamente dinamico che obbliga al confronto quotidiano tra le esigenze umane e la natura. Ed oggi i problemi delle grandi città, degli ecosistemi sono, esattamente come succede a Venezia, in una situazione di confronto continuo tra lo sviluppo sociale ed economico e la sostenibilità dell'evoluzione,«ha precisato Ghetti. Prima iniziativa dell'Accademia - che gode della collaborazione degli enti locali, del Consorzio Venezia Nuova, del Enterprise Digital Architects, Telespazio e Actv - e l'organizzazione di una tre giorni sui temi ambientali. Una conferenza, in programma dal 23 al 25 ottobre a Palazzo Ducale, che vedra' la partecipazione tra gli altri dell'oncologo Giuseppe Cartei, membro dell'Accademia, del magistrato Felice Casson, che parlerà del caso Venezia e di Ted Moses, capo di una tribu' indiana che porterà l'esperienza del caso Cree.magistrato alle acque tribunale delle acque